I trend di storage per il 2021 by Toshiba

Toshiba Storage Trend 2021

La memorizzazione dei dati, grazie all’ampia gamma di applicazioni possibili (ognuna con le sue caratteristiche particolari) sta diventando un tema importante per un pubblico sempre più ampio. Il consumo di dati nella nostra società va già ben oltre quanto si sarebbe potuto immaginare in passato. Le proiezioni di IDC suggeriscono che i livelli annuali di generazione di dati supereranno i 175 Zettabyte entro il 2025. Inoltre, tutte le nuove applicazioni che stanno iniziando ad emergere mostrano che il tasso di crescita esponenziale, che stiamo già sperimentando, non farà che continuare. 

Con l’arrivo del 2021, si osserverà un aumento dell’accesso ai dati sia all’edge che al core della rete. Grazie ai grandi volumi di produzione, ai prezzi interessanti e alle continue innovazioni, gli hard disk (HDD) continueranno a giocare un ruolo importante.

Anche se le unità a stato solido (SSD) sembrano ricevere maggior attenzione da parte dei media, la validità degli HDD non dovrebbe essere mai sottovalutata – soprattutto perché la richiesta di spazio di archiviazione è sempre più elevata. È importante sottolineare che anche le stime più ambiziose sulla produzione futura di SSD consentirebbero comunque a questo supporto di memorizzazione di soddisfare solo una minima parte della capacità totale necessaria.

Sviluppi di mercato che guidano la domanda di storage

I cambiamenti degli ultimi 9 mesi, dovuti alla pandemia di Covid19, hanno rivoluzionato il settore del lavoro aumentando di fatto lo smart working reso possibile da connessioni completamente digitali che hanno accelerato la migrazione verso i servizi basati sul cloud. Questa digitalizzazione repentina sta mettendo a dura prova le infrastrutture dei data center esistenti e, allo stesso tempo, sta cambiando anche il panorama che supporta tutte queste attività. L’IT basato su cloud, utilizza sempre più co-location (colo), per soddisfare le esigenze di numerosi clienti utilizzando risorse condivise. Questo pone nuove sfide quando si tratta della tecnologia di storage che costituisce la base delle operazioni del data center, richiedendo soluzioni ottimizzate che corrispondano al modello di accesso, nonché ai requisiti di prestazione e affidabilità.

Oltre a quanto sta accadendo nel settore dei data center, la tecnologia Internet of Things (IoT) sta iniziando a crescere notevolmente. Le stime sul numero di nodi collegati che saranno messi in funzione nel corso dei prossimi anni variano e secondo Juniper Research potrebbero superare gli 83 miliardi entro la metà del decennio. Ciò che è certo è che per far sì che l’Internet of Things diventi sempre più diffuso, i costi devono essere il più bassi possibile – soprattutto dal punto di vista dell’archiviazione dei dati.

Strettamente correlato all’introduzione dell’IoT, l’aumento dell’interesse per l’industria 4.0 sarà uno stimolo per lo sviluppo di una maggiore capacità di storage in relazione al settore manifatturiero. L’Internet of Things sarà inoltre sfruttato dai servizi pubblici e dalle amministrazioni comunali per consentire di beneficiare di varie funzioni delle smart city combattendo così la congestione del traffico, l’inquinamento atmosferico, ecc. Come nel caso dell’Industria 4.0, ciò comporterà la generazione di enormi quantità di dati da parte dei device coinvolti. Con riserve di memoria in loco e capacità di elaborazione limitate, questi dati saranno generalmente rimandati ai server cloud per le successive analisi – dove saranno nuovamente necessarie risorse di memoria dati a costi contenuti. Anche la diffusione dell’utilizzo dei sistemi di sorveglianza è destinata ad avere un impatto importante sui requisiti di capacità di dati, così come il passaggio ad una maggiore autonomia dei veicoli negli anni a venire. 

Fattore costi

Per far fronte a tutte queste applicazioni sarà richiesto un sostanziale aumento della capacità di dati, mantenendo comunque al minimo l’investimento finanziario necessario. Se da un lato è vero che, un singolo SSD può essere in grado di superare un singolo HDD, dall’altro c’è da considerare che gli scenari presentati non presuppongo l’utilizzo di singole unità discrete, ma di soluzioni su larga scala. Per implementazioni di questo genere, più HDD configurati sono in grado di raggiungere cifre di IOPS molto elevate, pur essendo estremamente convenienti dal punto di vista economico. 

Quando si sceglie l’unità di storage più adatta alle proprie esigenze, il primo fattore che viene preso in considerazione, generalmente è il rapporto prezzo/GB. Anche se i costi degli SSD sono diminuiti, restano superiori a quelli degli HDD. Inoltre, i progressi nella progettazione degli HDD si traducono in ulteriori risparmi sui costi. Anche le unità nastro svolgeranno un ruolo importante, in quanto sono sicuramente il modo più economico per memorizzare i dati quando si tratta di costi per capacità, ma queste soluzioni non sono in diretta competizione con l’HDD e le memorie flash, in quanto mentre le altre opzioni di data storage sono on-line, mentre le unità nastro non sono supporti on-line.

Da un punto di vista ingegneristico, c’è un continuo progresso per quanto riguarda le soluzioni che utilizzano l’elio. In cantiere anche le tecnologie di prossima generazione come la registrazione magnetica assistita da calore (HAMR) e la registrazione magnetica assistita da microonde (MAMR). Grazie a quest’ultime si prevede di aumentare le capacità di memorizzazione senza ulteriori incrementi di costi. Il divario tra l’esborso per l’implementazione dell’HDD e dell’SDD rimarrà quindi considerevole ancora per molto tempo, così come il predominio complessivo del mercato dell’HDD in termini di capacità di storage online.