Archiviazione dei dati provenienti da sistemi di videosorveglianza

La videosorveglianza sta diventando sempre più smart ed efficace soprattutto come mezzo per combattere la criminalità, scoprire le cause degli incidenti e quindi prevenirli, e ancora, come prezioso aiuto nella risoluzione di gialli o fatti di cronaca. L’aumento e la diffusione delle telecamere ha portato ad una crescita della quantità di dati generati che devono essere inviati a dispositivi di archiviazione. Di conseguenza è importante pensare a soluzioni e supporti dedicati, sempre più performanti anche in base ad uno dei loro requisiti chiave: l’operatività 24/7. Proprio per questo i Surveillance Digital Video Recorder (sDVR) e i Surveillance Network Video Recorder (sNVR) devono essere costruiti per supportare l’enorme quantità di dati provenienti da fonti multiple e spesso a larghezze di banda elevate. Quando si tratta di archiviazione a lungo termine su server, i dati devono essere conservati per anni senza perdere fotogrammi e rimanere facilmente accessibili ai sistemi di gestione video, al fine di consentire un rapido accesso alle immagini per l’analisi. Il mantenimento e la gestione di queste soluzioni di archiviazione, che riguarda un’enorme mole di dati, destinate ad aumentare, richiede soluzioni molto specifiche e realizzate appositamente per le esigenze di sorveglianza. Ma quali sono queste esigenze e come funzionano le unità per la videosorveglianza?

La garanzia, di un disco, assicura il funzionamento per un certo numero di anni prima che l’unità debba essere sostituita per assicurare la sicurezza. Tuttavia, quest’ultima, offre solo un’indicazione sugli anni di vita sicura e affidabile dell’unità, in base ad una serie di fattori esterni da considerarsi all’interno di un certo range. Per questo motivo è importante comprendere questi fattori e controllarli per ottenere la misura più accurata dell’affidabilità in modo da garantirne una sicurezza a lungo termine.

Uno dei principali fattori in grado di compromettere la durata di un’unità è la temperatura di funzionamento. Al centro di un drive è posizionato un cuscinetto fluidodinamico responsabile della corretta rotazione dei piatti che memorizzano i dati. Dato che questo cuscinetto utilizza l’olio come fluido lubrificante, qualsiasi aumento prolungato della temperatura può causare una riduzione del fluido e, in ultima analisi, una perdita che a lungo termine aumenterebbe le possibilità di guasto del drive.

La temperatura di funzionamento è una delle caratteristiche che deve essere migliore nelle unità di sorveglianza rispetto alle unità Enterprise. I drive per la sorveglianza devono operare in un intervallo di temperatura compreso tra gli 0 e i 70 gradi Celsius, mentre un’unità Enterprise può operare ad una temperatura compresa tra i 5 e i 55 gradi Celsius. Se si decide di utlizzare dischi Enterprise è necessario spendere di più per il raffreddamento dell’ambiente in cui vengono posizionati. Anche se dotati di una garanzia o di un rated workload più interessante, la loro adozione potrebbe richiedere controlli ambientali aggiuntivi, soprattutto quando vengono utilizzati in contesti di videosorveglianza dove si produce più calore, facendo quindi risultare il tutto più costoso.

Il rated workload è un altro fattore da tenere in considerazione. Questo si riferisce all’usura che un’unità subisce inevitabilmente a causa del movimento. Il carico di lavoro che il drive ha, in termini di lettura e scrittura dei dati, influisce sulla sua usura e di conseguenza sul rated workload. Per le unità di sorveglianza il valore medio è fino a 180 TB/anno e anche se basso rispetto alle unità Enterprise (550 TB/anno), è notevolmente superiore ai 55 TB/anno definiti per le unità ad uso client.

L’archiviazione per i sistemi di sorveglianza è un sistema tipicamente 24/7 che richiede un lavoro costante da parte delle unità che memorizzano i dati video. Il valore che indica il numero di ore per le quali è stato concepito un drive è chiamato “operating duty”. Mentre un PC desktop o laptop ad uso domestico potrebbe essere dotato di HDD costruiti per ore di utilizzo quotidiano, la videosorveglianza “always-on” è molto più impegnativa, questo perché le unità per la videosorveglianza non vengono mai spente e devono funzionare in modo molto diverso dalle unità client.

Naturalmente, anche la migliore unità raggiungerà comunque il momento in cui si verificherà un guasto, ma prendendo grazie al Mean Time To Failure (MTTF) potrà essere previsto in maniera più precisa. Con questo valore statistico si fa riferimento al tempo medio di attesa fra i guasti. 1 MTTF sta per 1 milione di ore di funzionamento, il che si traduce in 114 anni. È però importante capire che non si fa riferimeno ad una singola unità, ma ad una “popolazione statistica” di HDD più ampia. Quindi, in un gruppo di un milione di unità, è possibile che una di esse fallisca ogni ora. Quindi per un cluster di 500 unità è previsto un errore ogni 2.000 ore o a circa 83 giorni.

In questo modo è possibile calcolare il tasso di errore annuo (AFR) utilizzando i dati del MTTF. Ciò rivelerebbe che un’istallazione di un milione di ore per unità (MTTF) con 500 unità potrebbe causare il guasto di cinque drive all’anno. Questi dati possono quindi essere utilizzati dagli operatori dei sistemi di videosorveglianza in modo da preventivare le sostituzioni delle unità al fine di garantirne una conservazione dei dati più sicura.

Il fattore più importante e da tenere in considerazione in fase di acquisto è il costo dell’investimento. Se da un lato, risparmiare denaro all’inizio optando per soluzioni più economiche potrebbe rivelarsi una scelte efficace, nel lungo termine, potrebbe il rivelarsi il contrario comportando addirittura costi più elevati attraverso le spese di manutenzione e assistenza.

Le unità di tipo Enterprise spesso non dispongono dei miglioramenti hardware e software per supportare il worlkload di scrittura-video, mentre le unità progettate per l’uso client non sono adatte al funzionamento 24/7. Invece i drive specifici per la sorveglianza, come gli HDD Toshiba S300 Surveillance o V300 Video Streaming HDD, sono in grado di soddisfare le specifiche tecniche idonee per il settore, tra cui un milione di ore di rating MTTF e sono garantiti per tre anni con un intervallo di temperatura operativa dai 0 ai 70 gradi Celsius. Offrono inoltre un buffer fino a 256 MB e controller del disco ottimizzati per consentire la scrittura contemporanea di 64 feed video HD. La tecnologia Dynamic Cache Technology contribuisce inoltre a migliorare le prestazioni in tempo reale delle unità in modo che nessun fotogramma venga perso, anche in situazioni di workload più pesanti, come la scrittura e la revisione dei video allo stesso tempo.

QSM 3.2, sistema operativo per XCubeNAS, ottimizza le prestazioni e introduce nuove funzionalità

Quando si parla di storage, spesso si è portati a pensare che il livello delle prestazioni sia determinato quasi esclusivamente dall’hardware. Vero, ma non del tutto. Se l’uso di unità di memoria a stato solido e dei più avanzati controller disponibili sul mercato sono garanzia di affidabilità ed efficienza, l’adozione di un software avanzato può infatti introdurre un vero “cambio di passo” nell’utilizzo dei dispositivi.

La dimostrazione arriva con il rilascio del nuovo sistema operativo QSM 3.2, destinato a equipaggiare i NAS della serie XCubeNAS di QSAN. L’azienda con sede a Taipei, nata nel 2004 e specializzata nel settore storage a livello enterprise, ha introdotto con la nuova versione di QSM una serie di funzionalità che permettono di aumentare le prestazioni dei suoi NAS e fornire alle aziende nuovi strumenti per la gestione “intelligente” dei dati.

Sotto il profilo squisitamente prestazionale, il software ottimizza sia l’allocazione delle risorse, sia le performance nella gestione dei file di grandi dimensioni. Il nuovo sistema di gestione della memoria, inoltre, garantisce il mantenimento delle prestazioni e un eccezionale livello di stabilità anche quando i dispositivi sono sottoposti a carichi di lavoro “estremi”.

La maggiore velocità si riverbera anche nelle operazioni di ricostruzione dei dati, con un miglioramento del 180% nella velocità, così come nelle operazioni di backup e sincronizzazioni, che registrano un + 150% a livello di prestazioni nella trasmissione dati Rsync e XMirror.

Il nuovo sistema operativo, inoltre, introduce il supporto per la funzionalità RESTful API (Application Programming Interface), attraverso la quale le aziende possono utilizzare le API sviluppate da QSAN per integrare i dispositivi dell’azienda nel loro sistema di management centralizzato.

La memorizzazione dei dati del CERN

Il Large Hadron Collider (LHC) del CERN è all’avanguardia della ricerca fisica. I dati generati dalle sue fasi “Run 1” e “Run 2” sono già stati utilizzati per dimostrare l’esistenza di particelle atomiche finora mai identificate, e dunque ampliare la nostra conoscenza dell’universo e come questo si è formato. In particolare, nel 2012 i dati hanno permesso di confermare l’esistenza del bosone di Higgs.
I numeri del CERN sono sbalorditivi. A partire dalla dimensione del large hadron collider, un acceleratore di particelle circolare con un raggio di 4,3 km, alla velocità di collisione delle particelle: all’interno dei rilevatori dell’esperimento con il LHC si possono verificare fino a 1 miliardo di collisioni di particelle ogni secondo.
Ma è la quantità di dati che desta maggiore impressione, infatti le collisioni generano 1 petabyte (PB) di dati al secondo. Anche dopo aver filtrato i soli eventi interessanti, il CERN ha la necessità di immagazzinare ogni mese circa 10 PB di nuovi dati da analizzare.
Questi dati vengono immagazzinati nel centro elaborazione dati del CERN e sono condivisi con una rete di circa 170 centri elaborazione dati per la loro analisi, grazie alla Worldwide LHC Computing Grid (WLCG), la rete mondiale di calcolo per LHC. L’attuale centro archiviazione dati del CERN comprende buffer hard disk con 3200 JBOD che contengono 100.000 hard disk drive (HDD), per un totale di 350 PB.
Le fasi Run con il LHC sono destinate e continuare e ad ogni nuovo “Run” l’archivio dati cresce in modo significativo. Dopo i necessari upgrade, la fase Run 3 del CERN è prevista per il 2021.
Gli hard disk di Toshiba Electronics Europe GmbH vengono utilizzati dal CERN dal 2014 per gestire gli enormi volumi di dati, e tre generazioni di tecnologia hard drive Toshiba hanno finora soddisfatto le crescenti esigenze di capacità di storage del centro. Ma ciò può continuare se, come dichiara Eric Bonfillou, responsabile della divisione Facility Planning and Procurement presso il dipartimento IT del CERN: “Gli interventi di upgrade programmati per le macchine del LHC richiederanno un dimensionamento delle risorse di calcolo e archiviazione che va oltre quanto oggi la tecnologia è in grado di offrire”.

WD My Passport 2Tb: i nostri test

WD ci ha inviato il nuovissimo My Passport da 2 terabyte.
Inizialmente ho pensato ci sarà ben poco da provare, mi sbagliavo.

L’ho scartato con frenesia, è un oggetto piccolissimo, quasi da taschino.
Un design semplice e curatissimo. Il nostro era azzurro. Collegato via USB al computer ha iniziato a funzionare rivelandosi silenziosissimo.
L’hardware curatissimo si è rivelato infallibile senza dare problemi.

Ho scoperto che assieme all’hardware è presente una montagna di software.
Il software mi è sembrato non ugualmente impeccabile.

Nel device erano presenti due versioni di WD Discovery una per windows e una per mac. Ho provato ad installare quella per windows nel mio windows 10. Ho avuto dei problemi risolti immediatamente scaricando l’ultima versione da internet.

WD Discovery è un insieme di software divisi in due sezioni: storage e app.

Storage ovviamente permette di interfacciarsi con My Passport ma può anche interfacciarsi con il cloud WD My Cloud (di cui non avevo licenza), inoltre si interfaccia con i principali cloud e due importanti social permettendo l’importazione.
Ecco la lista: Dropbox, Google Drive, OneDrive, Amazon Drive, Facebook e Instagram.
Ho provato Google Drive ed ha funzionato perfettamente. Immagino non vi siano problemi con Dropbox, OneDrive e Amazon Drive.
Ho provato Instagram, ha scaricato le immagini salvandole però con una strana estensione dopo jpg, che impedisce a windows 10 di riconoscerle come jpg.
Facebook invece con il mio utente non ha funzionato. Era già successo in precedenza con un software di backup e penso il problema sia nel mio utente “troppo vecchio“.

Per quanto riguarda la sezione App al momento sono presenti solo tre App che potrebbero essere destinate a crescere. Non si tratta di veri plugin ma di applicazioni che bisogna scaricare, installare e lanciare separatamente. Il supporto afferma che verranno presto integrate.
Penso riguarderà soprattutto WD Security che consente di criptare il My Password e WD Drive Utilities che consente di verificare l’integrità .

Inoltre viene fornito il tool di backup WD Backup.

SSD Crucial X8 portatile

Crucial, brand di Micron Technology, annuncia il lancio sul mercato dell’SSD Crucial X8 portatile. Questo ampliamento della linea di prodotti crea una nuova ed entusiasmante categoria all’interno della pluripremiata gamma di SSD affidabili e ad alte prestazioni di Crucial.
“Ora più che mai, i clienti hanno bisogno di accesso illimitato ai loro dati”, afferma Teresa Kelley, vice president and general manager di Micron Consumer Products Group. “Con lo sviluppo di computer sempre più veloci, la condivisione diffusa di immagini e il volume più grande occupato dai videogiochi, è arrivato il momento di proporre soluzioni di archiviazione più veloci e affidabili. L’SSD Crucial X8 sfrutta l’impareggiabile qualità e integrazione verticale di Micron e offre un rapporto qualità–prezzo senza eguali”.
L’SSD Crucial X8 garantisce prestazioni eccellenti in una scocca elegante, con una struttura unibody. Con velocità di lettura fino a 1.050MB/s, l’unità offre prestazioni 1,8 volte superiori ad altri SSD della stessa categoria e nella stessa fascia di prezzo e fino a 7,5 volte superiori rispetto ai dischi rigidi portatili.
L’X8 è compatibile con una vasta gamma di dispositivi, inclusi Pc, Mac, PS4, XBOX One, iPad Pro, Chromebook e altri dispositivi Android, tramite interfaccia USB 3.2 Gen2. Oltre alle estese funzionalità di compatibilità, l’SSD Crucial X8 offre una vasta gamma di altri vantaggi:
Tempi di trasferimento più rapidi e maggiore capacità di archiviazione di foto, video e documenti, oltre alla possibilità di organizzare musica e raccolte video Versatilità per chi vuole guardare video mentre viaggia, anche senza connessione internet
Spazio di archiviazione aggiuntivo per i gamer che hanno bisogno di un rapido accesso alla propria collezione di videogiochi