Wenceslao Lada Vice President Worldwide Alliances di Commvault

Wenceslao Lada, Vice President Worldwide Alliances, CommvaultCommvault ha nominato Wenceslao Lada Vice President Worldwide Alliances.

Lada, grazie alla sua consolidata esperienza, entra in Commvault con la responsabilità di rafforzare le partnership esistenti e stringere nuove alleanze con cloud provider e aziende tecnologiche leader di settore. Inoltre, grazie alle sue competenze, Lada supporterà lo sviluppo di nuove opportunità di business e l’ampliamento del market share di Commvault e dei suoi partner globali.

Lada ha più di 20 anni di esperienza nello sviluppo e realizzazione di strategie di canale e OEM per aziende leader IT. Prima del suo ingresso in Commvault, è stato Vice President, Worldwide Global Customer Success Sales di Cisco e, in precedenza, Vice President and General Regional manager for Americas and EMEA di Hewlett-Packard.

Lada, che risponde a Taraniuk, sarà responsabile del nuovo team Worldwide Alliances, che unisce le divisioni attuali OEM e Alliances.

Un’unica piattaforma per il backup e recovery riducono il downtime del 55%

Vincenzo Costantino, Director, EMEA South Technical Services, Commvault
Vincenzo Costantino, Director, EMEA South Technical Services, Commvault

Secondo stime di Gartner il costo medio di un downtime parte da una base di 5.600 dollari al minuto. Nonostante questo, molte aziende non hanno ancora definito una strategia di “High Availability” (HA) o Alta Disponibilità.

Quali sono le principali cause di downtime?
I downtime non pianificati sono un rischio spesso aggravato da approcci multi-prodotto e multi-vendor che limitano l’agilità e la disponibilità all’interno dell’architettura di backup e recovery di un’azienda. Implementare un’unica piattaforma completa di gestione dei dati può contrastare il rischio di downtime causato proprio dall’uso di un numero eccessivo di prodotti.
Un’indagine di IDC realizzata nel 2018 ‘Quantifying the Business Value of Commvault Software: Worldwide Customer Survey Analysis’, indica che le aziende che utilizzano un’unica piattaforma per il backup e recovery hanno ridotto il downtime del 55%.
Una singola soluzione può inoltre incrementare la produttività IT e ridurre i costi annuali, garantendo operazioni di backup e recovery più affidabili e veloci. Queste capacità sono in grado di migliorare i risultati di business e di rispondendo alle diverse esigenze, allontanando il rischio di downtime non pianificati.

Come impostare una corretta strategia di High Availability?
Una strategia di HA dovrà tenere in considerazione l’esigenza crescente di protezione dei dati in ambienti IT multi-cloud e ibridi in rapida crescita che richiedono flessibilità e sicurezza per fornire agilità di business. Backup e protezione dei dati sono fondamentali per l’alta disponibilità, insieme alla flessibilità con funzionalità versatili come la deduplica in ambienti cloud e policy di licenza per infrastrutture virtuali.
I clienti aziendali hanno bisogno di flessibilità per garantire alta disponibilità e una riduzione dei rischi all’infrastruttura dati, con la necessità di adattabilità integrata e una vasta gamma di opzioni di cloud storage per soddisfare questi requisiti. Da aggiungere anche le normative di protezione dei dati (ad esempio GDPR) e di diritto all’oblio e funzionalità richieste per la protezione by design, la notifica di violazione entro 72 ore, principi di minimizzazione dei dati, trasferimento e portabilità delle informazioni.
I cyberattacchi stanno diventando una delle principali cause di downtime.

Come inserire la sicurezza informatica in una strategia di HA?
Quando un attacco cyber supera le difese di sicurezza, le tecnologie di rilevazione delle minacce che ogni azienda dovrebbe possedere indicheranno anomalie rispetto ai modelli di comportamento e operativi standard. Le aziende sono responsabili non solo dei propri dati, ma anche di quelli dei clienti e devono garantire processi appropriati di backup e di ripristino su richiesta. Per ottimizzare la sicurezza dei dati in una strategia di HA, le aziende dovrebbero considerare disaster recovery e business continuity, attività monitorate in modo completo che possono offrire anche crittografia dei dati archiviati e di quelli in transito.
Gli attacchi dei ransomware WannaCry, Petya e NotPetya hanno colpito più di 150 paesi nel 2017, le aziende possono adottare un approccio con singola piattaforma per realizzare il backup dei dati in modo semplice, automatico e sicuro, riducendo il rischio di perdita dei dati a seguito di violazioni e garantendo livelli elevati di disponibilità delle informazioni.

Qual è l’impatto del cloud sulla disponibilità delle applicazioni?
Quando si considera l’impatto del cloud sulla disponibilità, è necessario un approccio appropriato, soprattutto per quanto riguarda l’integrazione. L’unione di molteplici applicazioni e soluzioni di disaster recovery in silo spesso crea problemi e può ostacolare l’efficacia dell’intera infrastruttura di dati. Le aziende dovrebbero quindi scegliere una piattaforma che operi con differenti soluzioni cloud e agevoli e semplifichi la disponibilità dei dati nel cloud.
Soluzioni hyperscale e multi-cloud garantiscono benefici significativi nella capacità di adattare i sistemi alle condizioni in evoluzione e rendere i dati disponibili indipendentemente da variabili di tempo e luogo (anche virtuale).
La disponibilità può essere a rischio anche nel caso in cui un cloud service provider subisse interruzioni di attività o di connessione per un lungo periodo. La migrazione al cloud è un’opzione interessante per la sua relativa facilità e accessibilità, ma ci sono difficoltà potenziali da affrontare nel ripristino dei dati e nell’assicurarne la disponibilità.

I risultati della ricerca sottolineano che un terzo delle aziende non ha un sito di disaster recovery. Quali sono i rischi correlati all’High Availability?
Nonostante la consapevolezza dell’importanza dei dati aziendali, oltre il 60% delle imprese non ha implementato un piano di disaster recovery documentato in caso di eventi disastrosi, sia naturali che dolosi.
Tra le best practice da includere in un piano di disaster recovery: ripristino dei dati off-site in una location secondaria, collaborare con partner di fiducia o avere un tema dedicato al DR. È importante che le aziende aggiornino in modo costante il loro piano di DR e effettuino test regolari applicando differenti situazioni.
I piani di disaster recovery richiedono una forte collaborazione tra molte figure, che includono tutte le linee di business. Per una strategia di HA efficace, è fondamentale realizzare test e prove in modo continuo e adattare e far evolvere gli strumenti utilizzati.

Acronis True Image 2019 con un nuovo standard di protezione informatica

Acronis True Image 2019Acronis in occasione dei suoi 15 anni di attività ha rilasciato l’edizione Anniversary di Acronis True Image 2019. Nel dare l’annuncio, Acronis ha rivelato che la sua tecnologia anti-ransomware basata sull’intelligenza artificiale, integrata in tutte le sue soluzioni di backup, incluso il nuovo prodotto, ha bloccato lo scorso anno più di 200.000 attacchi ransomware contro 150.000 clienti. Considerando che attualmente la richiesta media di riscatto è di 522 dollari per ogni attacco, la difesa ha permesso di risparmiare 104 milioni di dollari di danni.

Se in passato i computer Mac correvano un rischio inferiore di essere preda di questi attacchi, ora le vendite sono in continua crescita e la maggiore popolarità li rende un target più appetibile per i criminali informatici. Palo Alto Networks prevede un aumento dei ransomware indirizzato a sistemi Mac nel 2018.

Acronis ha avuto la lungimiranza di inserire un sistema di difesa anti-ransomware integrato per Mac già nella versione di Acronis True Image dello scorso anno e questa particolare attenzione non è che l’ultimo esempio di come Acronis ridefinisca costantemente il concetto di protezione dei dati. La nuova versione di Acronis True Image 2019 prosegue in questa direzione grazie a numerosi miglioramenti specificamente progettati per macOS.

Il risultato è una protezione ricca di funzioni, la più completa a disposizione degli utenti Mac, che offre molte funzioni non inserite in altre soluzioni come Time Machine di Apple o Carbon Copy Cloner.

Aggiungendo la possibilità di creare uno strumento di ripristino all-in-one su un’unità disco rigido esterna, Acronis True Image 2019 rende il ripristino di un sistema semplice come collegare un’unità esterna. Tale strumento, chiamato Acronis Survival Kit, in caso di emergenza risulta essere completo e flessibile come un coltellino svizzero: contiene tutto ciò di cui un utente ha bisogno per ripristinare un sistema, dai supporti di avvio alla partizione di sistema e a tutti i relativi backup.

Anche la creazione di backup è più facile con le nuove opzioni di pianificazione basate su eventi, come il backup automatico quando viene collegata un’unità USB esterna. Questa soluzione di backup personale che offre già un elevatissimo livello di personalizzazione, è da oggi ancora più flessibile, grazie alle nuove opzioni basate su trigger.

Acronis True Image 2019 utilizza anche l’API nativa del nuovissimo Parallels Desktop 14 per eseguire il backup di macchine virtuali, il che significa che le operazioni di ripristino sono completamente ottimizzate. Ora le macchine virtuali possono essere ripristinate come set di file che vengono avviati in un ambiente Parallels Desktop.

Un formato file-to-cloud migliorato aumenta l’affidabilità e le prestazioni dei backup online per Mac. Ciò significa che il già rapidissimo backup nel cloud (risultati confermati da test di vari laboratori indipendenti) è adesso ancora migliore.

La migrazione di un sistema a un nuovo Mac è accurata e semplicissima con Acronis True Image 2019, che ora offre anche la possibilità di clonare un disco di sistema Mac mentre è in uso. Collegando un cavo USB-c, la migrazione dei dati avviene in modo estremamente rapido. Gli utenti possono inoltre collegare un’unità esterna per creare una copia avviabile. La funzionalità di clonazione di dischi supporta anche le installazioni Bootcamp.

Non tutti desiderano un sistema completamente automatico: la nuova utilità di pulizia del backup soddisfa il desiderio di controllo dei dati. Permette agli utenti di liberare spazio su disco selezionando manualmente le versioni non necessarie dei backup ed eliminando i file non necessari: in questo modo è possibile conservare ciò che serve ed eliminare tutto ciò che non serve.

Alcuni dei miglioramenti della release 2019 sono collegati al miglioramento delle prestazioni piuttosto che all’aggiunta di capacità. Un nuovo formato file-to-cloud, ad esempio, aumenta l’affidabilità e le prestazioni dei backup sul cloud sia per Windows che per Mac, mentre le opzioni dell’interfaccia del programma sono progettate per rendere l’esperienza utente ancora più intuitiva.

Anche se ancora gli utenti Mac non prendono troppo sul serio la minaccia ransomware, Acronis True Image 2019 continua a perfezionare Acronis Active Protection, la sua difesa anti-ransomware basata sull’intelligenza artificiale. La versione 2019 estende ulteriormente la copertura offerta da questa collaudata tecnologia garantendo la sicurezza dei dati su condivisioni di rete e dispositivi NAS.

Pure Storage acquisisce StorReduce

Pure Storage ha annunciato l’acquisizione di StorReduce, una software company che offre una soluzione di storage software-defined e cloud-first per la gestione di dati non strutturati su larga scala.

L’acquisizione consente a Pure Storage di espandere le proprie integrazioni e l’offerta di cloud pubblico e soddisfare la crescente domanda dei clienti per gestire in modo trasparente i dati non strutturati su larga scala in ambienti multi-cloud. La tecnologia ottimizzata per il cloud di StorReduce consente alle soluzioni ibride Flash Plus e cloud di sostituire il disco e il nastro in una varietà di casi d’utilizzo, tra cui tiering dei dati multi-cloud, migrazione e protezione.

Tecnologie software-defined, iperconvergenza, automazione e sicurezza i quattro pilastri per la trasformazione digitale delle infrastrutture IT aziendali

La trasformazione digitale sta evidenziando i limiti di molte infrastrutture IT aziendali, mettendo sotto pressione CIO e IT manager. L’affermarsi del paradigma della Terza Piattaforma e il rapido emergere di tecnologie innovative come l’Internet of Things e l’Intelligenza Artificiale richiedono infatti un nuovo data center, in grado di supportare i processi digitali rispondendo nel contempo a elevati requisiti di sicurezza e governance. IDC sottolinea come le organizzazioni IT debbano oggi trovare il giusto percorso per ridurre i costi operativi, liberare le risorse e aumentare la spinta verso l’innovazione e il supporto al business, così da permettere alla propria azienda di restare competitiva sui mercati. La strada più percorribile, e finora percorsa, è quella di un processo di modernizzazione del data center che porti all’hybrid IT prima e al multicloud in prospettiva.
Questa evidenza è stata al centro di un roadshow organizzato da IDC e VMware che tra i mesi di aprile e maggio ha toccato sette diverse città italiane, coinvolgendo in ogni tappa anche un partner locale: Bologna (AD Consulting), Torino (Var Group), Firenze (In20), Padova (Dedagroup), Bari (ITM), Napoli (R1) e Ancona (Gruppo Filippetti).

Intitolato “Modernize Data Center: gli step per un’infrastruttura intelligente”, l’evento ha dato l’opportunità ad oltre 200 tra CIO e IT manager italiani di confrontarsi su punti quali le infrastrutture software-defined, l’iperconvergenza, l’automazione e la sicurezza, ovvero quei pilastri oggi fondamentali per realizzare un vero ambiente IT ibrido in grado di valorizzare gli asset on-premise e le applicazioni legacy sfruttando però le nuove opportunità offerte dal cloud e dalle tecnologie digitali.
L’adozione di tecnologie software-defined infrastructure e software-defined networking nei data center consente oggi alle aziende di astrarre ulteriormente il layer infrastrutturale, rendendo possibili livelli di agilità ed efficienza superiori e permettendo di utilizzare sistemi iperconvergenti standard.
Nel corso del roadshow è emersa l’importanza del cloud nel percorso di trasformazione aziendale, con sfumature differenti tra cloud privato e pubblico. Mentre infatti il private cloud viene considerato importante dalle imprese italiane per ridurre i costi operativi e per migliorare la qualità e l’efficienza dei servizi offerti al business, l’adozione del public cloud viene vista come essenziale per l’innovazione digitale, il time to market e la crescita in nuovi mercati.
Sul cloud restano infatti alcune criticità da risolvere, tipiche del tessuto industriale italiano. E’ emerso, in diverse tappe del roadshow, il tema della difficoltà di affidarsi interamente al cloud a causa della carenza di banda in alcune aree. Anche qui la tecnologia software-defined può fornire una soluzione, nella forma di tecnologie software-defined WAN in grado di aggregare e orchestrare più collegamenti per instradare i dati sul cloud.
Infine, è stata ancora una volta confermata la massima importanza data dalle aziende italiane alla sicurezza: per più del 50% delle imprese italiane è la prima voce di intervento e di miglioramento.