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Gli Hard Disk Drives Enterprise di Toshiba sono compatibili con gli Adaptec HBA e RAID Adapter di Microchip Technology

Toshiba Electronics Europe annuncia che i test di compatibilità di Microchip Technology condotti sugli hard disk Enterprise Capacity (HDD) da 16TB nei form factor da 3,5″ e 3,5″ della serie MG08, recentemente lanciata, sono stati completati con successo su tutti gli adattatori per bus host Adaptec (HBA) e sugli adattatori RAID (Redundant Array of Independent Disk). Di conseguenza, le aziende che utilizzano gli adattatori Adaptec Smart Storage possono ora installare anche le unità Enterprise Toshiba da 16TB.

Gli HDD Enterprise vengono solitamente utilizzati in network di grandi dimensioni e collegati al sistema di server host tramite HBA o adattatori RAID. A questo proposito, l’interazione fluida degli hard disk e degli adattatori HBA/RAID è essenziale per il funzionamento e la stabilità dei sistemi di software aziendali e sistemi di archiviazione cloud.

La compatibilità confermata della serie MG08 si riferisce ai modelli SATA MG08ACA16TE (blocco da 512 byte) e MG08ACA16TA (blocco da 4k byte), nonché ai prodotti con interfaccia SAS MG08SCA16TE (512) e MG08SCA16TA (4k). I test sono stati effettuati sugli HBA della serie HBA Adaptec HBA 1100 e sugli adattatori RAID della serie Adaptec SmartRAID 3100 e sugli adattatori RAID Adaptec serie 8, ancora ampiamente utilizzati. Non solo sono state testate le funzionalità di base e la compatibilità delle interfacce, ma sono stati eseguiti anche test hot-plug, test di accensione e test di riavvio. La stabilità a lungo termine è stata confermata anche da un test di durata prolungata condotto da Microchip. Gli hard disk MG08 sono risultati idonei per essere inseriti nella lista dei prodotti compatibili con Microchip.

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Archiviazione dei dati provenienti da sistemi di videosorveglianza

La videosorveglianza sta diventando sempre più smart ed efficace soprattutto come mezzo per combattere la criminalità, scoprire le cause degli incidenti e quindi prevenirli, e ancora, come prezioso aiuto nella risoluzione di gialli o fatti di cronaca. L’aumento e la diffusione delle telecamere ha portato ad una crescita della quantità di dati generati che devono essere inviati a dispositivi di archiviazione. Di conseguenza è importante pensare a soluzioni e supporti dedicati, sempre più performanti anche in base ad uno dei loro requisiti chiave: l’operatività 24/7. Proprio per questo i Surveillance Digital Video Recorder (sDVR) e i Surveillance Network Video Recorder (sNVR) devono essere costruiti per supportare l’enorme quantità di dati provenienti da fonti multiple e spesso a larghezze di banda elevate. Quando si tratta di archiviazione a lungo termine su server, i dati devono essere conservati per anni senza perdere fotogrammi e rimanere facilmente accessibili ai sistemi di gestione video, al fine di consentire un rapido accesso alle immagini per l’analisi. Il mantenimento e la gestione di queste soluzioni di archiviazione, che riguarda un’enorme mole di dati, destinate ad aumentare, richiede soluzioni molto specifiche e realizzate appositamente per le esigenze di sorveglianza. Ma quali sono queste esigenze e come funzionano le unità per la videosorveglianza?

La garanzia, di un disco, assicura il funzionamento per un certo numero di anni prima che l’unità debba essere sostituita per assicurare la sicurezza. Tuttavia, quest’ultima, offre solo un’indicazione sugli anni di vita sicura e affidabile dell’unità, in base ad una serie di fattori esterni da considerarsi all’interno di un certo range. Per questo motivo è importante comprendere questi fattori e controllarli per ottenere la misura più accurata dell’affidabilità in modo da garantirne una sicurezza a lungo termine.

Uno dei principali fattori in grado di compromettere la durata di un’unità è la temperatura di funzionamento. Al centro di un drive è posizionato un cuscinetto fluidodinamico responsabile della corretta rotazione dei piatti che memorizzano i dati. Dato che questo cuscinetto utilizza l’olio come fluido lubrificante, qualsiasi aumento prolungato della temperatura può causare una riduzione del fluido e, in ultima analisi, una perdita che a lungo termine aumenterebbe le possibilità di guasto del drive.

La temperatura di funzionamento è una delle caratteristiche che deve essere migliore nelle unità di sorveglianza rispetto alle unità Enterprise. I drive per la sorveglianza devono operare in un intervallo di temperatura compreso tra gli 0 e i 70 gradi Celsius, mentre un’unità Enterprise può operare ad una temperatura compresa tra i 5 e i 55 gradi Celsius. Se si decide di utlizzare dischi Enterprise è necessario spendere di più per il raffreddamento dell’ambiente in cui vengono posizionati. Anche se dotati di una garanzia o di un rated workload più interessante, la loro adozione potrebbe richiedere controlli ambientali aggiuntivi, soprattutto quando vengono utilizzati in contesti di videosorveglianza dove si produce più calore, facendo quindi risultare il tutto più costoso.

Il rated workload è un altro fattore da tenere in considerazione. Questo si riferisce all’usura che un’unità subisce inevitabilmente a causa del movimento. Il carico di lavoro che il drive ha, in termini di lettura e scrittura dei dati, influisce sulla sua usura e di conseguenza sul rated workload. Per le unità di sorveglianza il valore medio è fino a 180 TB/anno e anche se basso rispetto alle unità Enterprise (550 TB/anno), è notevolmente superiore ai 55 TB/anno definiti per le unità ad uso client.

L’archiviazione per i sistemi di sorveglianza è un sistema tipicamente 24/7 che richiede un lavoro costante da parte delle unità che memorizzano i dati video. Il valore che indica il numero di ore per le quali è stato concepito un drive è chiamato “operating duty”. Mentre un PC desktop o laptop ad uso domestico potrebbe essere dotato di HDD costruiti per ore di utilizzo quotidiano, la videosorveglianza “always-on” è molto più impegnativa, questo perché le unità per la videosorveglianza non vengono mai spente e devono funzionare in modo molto diverso dalle unità client.

Naturalmente, anche la migliore unità raggiungerà comunque il momento in cui si verificherà un guasto, ma prendendo grazie al Mean Time To Failure (MTTF) potrà essere previsto in maniera più precisa. Con questo valore statistico si fa riferimento al tempo medio di attesa fra i guasti. 1 MTTF sta per 1 milione di ore di funzionamento, il che si traduce in 114 anni. È però importante capire che non si fa riferimeno ad una singola unità, ma ad una “popolazione statistica” di HDD più ampia. Quindi, in un gruppo di un milione di unità, è possibile che una di esse fallisca ogni ora. Quindi per un cluster di 500 unità è previsto un errore ogni 2.000 ore o a circa 83 giorni.

In questo modo è possibile calcolare il tasso di errore annuo (AFR) utilizzando i dati del MTTF. Ciò rivelerebbe che un’istallazione di un milione di ore per unità (MTTF) con 500 unità potrebbe causare il guasto di cinque drive all’anno. Questi dati possono quindi essere utilizzati dagli operatori dei sistemi di videosorveglianza in modo da preventivare le sostituzioni delle unità al fine di garantirne una conservazione dei dati più sicura.

Il fattore più importante e da tenere in considerazione in fase di acquisto è il costo dell’investimento. Se da un lato, risparmiare denaro all’inizio optando per soluzioni più economiche potrebbe rivelarsi una scelte efficace, nel lungo termine, potrebbe il rivelarsi il contrario comportando addirittura costi più elevati attraverso le spese di manutenzione e assistenza.

Le unità di tipo Enterprise spesso non dispongono dei miglioramenti hardware e software per supportare il worlkload di scrittura-video, mentre le unità progettate per l’uso client non sono adatte al funzionamento 24/7. Invece i drive specifici per la sorveglianza, come gli HDD Toshiba S300 Surveillance o V300 Video Streaming HDD, sono in grado di soddisfare le specifiche tecniche idonee per il settore, tra cui un milione di ore di rating MTTF e sono garantiti per tre anni con un intervallo di temperatura operativa dai 0 ai 70 gradi Celsius. Offrono inoltre un buffer fino a 256 MB e controller del disco ottimizzati per consentire la scrittura contemporanea di 64 feed video HD. La tecnologia Dynamic Cache Technology contribuisce inoltre a migliorare le prestazioni in tempo reale delle unità in modo che nessun fotogramma venga perso, anche in situazioni di workload più pesanti, come la scrittura e la revisione dei video allo stesso tempo.

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La memorizzazione dei dati del CERN

Il Large Hadron Collider (LHC) del CERN è all’avanguardia della ricerca fisica. I dati generati dalle sue fasi “Run 1” e “Run 2” sono già stati utilizzati per dimostrare l’esistenza di particelle atomiche finora mai identificate, e dunque ampliare la nostra conoscenza dell’universo e come questo si è formato. In particolare, nel 2012 i dati hanno permesso di confermare l’esistenza del bosone di Higgs.
I numeri del CERN sono sbalorditivi. A partire dalla dimensione del large hadron collider, un acceleratore di particelle circolare con un raggio di 4,3 km, alla velocità di collisione delle particelle: all’interno dei rilevatori dell’esperimento con il LHC si possono verificare fino a 1 miliardo di collisioni di particelle ogni secondo.
Ma è la quantità di dati che desta maggiore impressione, infatti le collisioni generano 1 petabyte (PB) di dati al secondo. Anche dopo aver filtrato i soli eventi interessanti, il CERN ha la necessità di immagazzinare ogni mese circa 10 PB di nuovi dati da analizzare.
Questi dati vengono immagazzinati nel centro elaborazione dati del CERN e sono condivisi con una rete di circa 170 centri elaborazione dati per la loro analisi, grazie alla Worldwide LHC Computing Grid (WLCG), la rete mondiale di calcolo per LHC. L’attuale centro archiviazione dati del CERN comprende buffer hard disk con 3200 JBOD che contengono 100.000 hard disk drive (HDD), per un totale di 350 PB.
Le fasi Run con il LHC sono destinate e continuare e ad ogni nuovo “Run” l’archivio dati cresce in modo significativo. Dopo i necessari upgrade, la fase Run 3 del CERN è prevista per il 2021.
Gli hard disk di Toshiba Electronics Europe GmbH vengono utilizzati dal CERN dal 2014 per gestire gli enormi volumi di dati, e tre generazioni di tecnologia hard drive Toshiba hanno finora soddisfatto le crescenti esigenze di capacità di storage del centro. Ma ciò può continuare se, come dichiara Eric Bonfillou, responsabile della divisione Facility Planning and Procurement presso il dipartimento IT del CERN: “Gli interventi di upgrade programmati per le macchine del LHC richiederanno un dimensionamento delle risorse di calcolo e archiviazione che va oltre quanto oggi la tecnologia è in grado di offrire”.
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N300 NAS Hard Drive e X300 Performance Hard Drive nelle versioni da 12 TB e 14 TB

Toshiba Electronics Europe GmbH (TEE) amplia la gamma delle sue soluzioni di storage interno con l’N300 NAS Hard Drive e l’X300 Performance Hard Drive, nelle versioni da 12 TB e 14 TB.

I nuovi modelli da 12 TB e 14 TB sono hard disk all’elio (helium-sealed) che offrono in soli 3.5 pollici una capacità di storage superiore con un consumo di energia inferiore. La tecnologia a saldatura laser di Toshiba e la progettazione del case del disco rigido mantengono l’elio perfettamente sigillato nel drive.

Inoltre, i modelli da 12 TB e 14 TB hanno una velocità di rotazione di 7.200 rpm e dispongono di un buffer da 256 MB. I modelli N300 e X300 usano la tecnologia Toshiba Stable Platter per minimizzare le vibrazioni tramite la stabilizzazione dell’albero di rotazione su entrambi i lati per un più accurato tracciamento e una massimizzazione delle performance durante le operazioni di lettura e scrittura.

I modelli della serie N300 sono dotati di sensori di vibrazione rotazionale (RV) e supportano carichi di lavoro fino a 260 MB/s per il 14 TB e fino a 253 MB/s per il 12 TB. Supportando sistemi multi-RAID fino a 8 HDD, i nuovi modelli N300 sono altamente scalabili per adattarsi alle configurazioni NAS degli utenti, dal momento che le esigenze di storage cambiano e si può aver bisogno di salvare e accedere a grandi quantità di dati.

La linea N300 è progettata per applicazioni in sistemi di NAS “personali” ad alte prestazioni, home office e piccole imprese per sistemi RAID scalabili. È ottimizzata secondo gli standard di performance, affidabilità e resistenza per le applicazioni di storage ad elevata capacità 24/7 e tutte le soluzioni di questa linea hanno una garanzia di 3 anni.

La serie X300 offre performance eccellenti e un’ampia capacità per applicazioni creative e professionali di graphic design, animazione, foto e video editing e PC gaming. Con capienza fino a 14TB, i nuovi hard disk permettono lo storage e l’accesso anche alle più aggiornate gaming library.

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Toshiba S300 pensato per offrire “sicurezza”

In occasione dell’European Cyber Security Month, Toshiba Electronics Europe GmbH (TEE) pone l’attenzione sulla sicurezza dei sistemi di videosorveglianza e su come la scelta dei giusti hard disk sia di fondamentale importanza.

In un mondo sempre più attento alla sicurezza, la ricerca di sistemi di videosorveglianza a livello professionale sta crescendo rapidamente e in questo panorama le soluzioni di archiviazione affidabili e con ampie capacità hanno un ruolo fondamentale: garantire la sicurezza e l’affidabilità dei dati acquisiti. La serie di hard disk interni S300 da 3,5” di Toshiba Electronics Europe GmbH (TEE) rappresenta una risposta concreta in grado di gestire la grande quantità di dati provenienti da sistemi con più telecamere di sicurezza connesse simultaneamente.

I sistemi di sorveglianza funzionano 24 ore su 24, 7 giorni su 7, 365 giorni all’anno, insieme ai sistemi di storage ad essi collegati e per questo lo spazio di archiviazione è un requisito fondamentale per l’utilizzo insieme all’affidabilità perchè senza una memoria affidabile, alcuni o tutti i dati registrati potrebbero andare persi. Secondo le stime della società di ricerche IHS Markit i dati generati dai sistemi di videosorveglianza, nel 2014 ammontavano a circa 566 petabyte di dati al giorno, mentre nel 2018, quindi quasi quattro anni più tardi, sono quadruplicati arrivando ad oltre 2.000 petabyte generati ogni giorno. Questo dimostra l’aumento e la diffusione dei sistemi di sorveglianza in questi anni.

Mentre il malfunzionamento di una singola telecamera in un sistema può non essere un problema perchè le aree chiave possono essere coperte da più di una telecamera come backup, un errore del sistema di archiviazione può essere molto più grave. Ci può essere un costo diretto (una sanzione da un’autorità o anche la perdita della licenza per operare) per dati persi o un costo indiretto in quanto la perdita di dati ostacola l’attività aziendale.

Le unità della gamma S300 (da 4, 6, 8 e 10 TB), caratterizzate da elevata velocità e capacità, sono ideali per videoregistratori digitali di sorveglianza (sDVR), videoregistratori in reti di sorveglianza (sNVR), sDVR ibridi (analogici e IP) e array di archiviazione RAID per la sorveglianza. Progettate per garantire registrazione e archiviazione in sicurezza dei dati, supportano fino a 64 telecamere e alloggiamenti drive 8+, con velocità di rotazione fino a 7.200 rpm e trasferimento dati a 248 MB/s adatti anche ad ambienti difficili, temperature fino a 70° e operatività 24 ore su 24, 7 giorni su 7 con un carico di lavoro fino a 180 TB all’anno. Il buffer da 256 MB e l’alta velocità di trasferimento soddisfano le esigenze di gestione dei dati di sorveglianza provenienti dagli stream ad alta risoluzione delle videocamere e include anche sensori RV integrati che aiutano a ridurre le vibrazioni in piattaforme multi HDD.

Affidabilità è anche risolvere il problema del consumo di energia e del surriscaldamento a cui la continua operatività degli hard disk porta, poiché le temperature elevate sono spesso collegate ad una ridotta vita operativa, per questo mantenere la matrice fredda è una sfida fondamentale per i progettisti di storage.

Gli HDD di sorveglianza hanno in genere un intervallo di temperatura di funzionamento più ampio (0 ° C-70 ° C) rispetto ai dischi aziendali (5 ° C-55 ° C) per il fatto che, mentre le unità di classe enterprise sono distribuite in centri dati climatizzati, le unità di sorveglianza si trovano in altre aree dell’edificio che potrebbero non essere altrettanto bene o adeguatamente raffreddate.