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Il backup aziendale non è più adatto allo scopo? Ecco cosa fare

Nigel Tozer, Direttore Marketing Soluzioni EMEA di Commvault

Per molte organizzazioni, la consapevolezza che i prodotti di backup – fondamentali per la protezione e la gestione dei dati – non siano più adatti allo scopo è una scoperta molto sgradita, ma non sempre facile da prevedere perché i requisiti cambiano rapidamente. Da fattori di crescita come carichi di lavoro aggiuntivi, agli effetti di una nuova strategia cloud, all’introduzione di nuove regolamentazioni fino al timore di un riscatto, decidere cosa fare può avere implicazioni a lungo termine.

Chiunque si trovi di fronte a questa situazione deve prendere decisioni importanti: una delle più frequenti è quella di aggiungere qualcosa a ciò che si ha, o di cercare qualcosa di nuovo. In effetti, Gartner prevede che “entro il 2022, il 40% delle organizzazioni sostituirà le proprie applicazioni di backup rispetto a quelle implementate a inizio del 2018”, dimostrando che le aziende sono più che disposte ad apportare cambiamenti significativi se ritengono che la soluzione esistente non sia compatibile con le loro esigenze.

Per chiunque si trovi in tale posizione, ecco cinque semplici considerazioni che possono aiutare a prendere decisioni sulla strategia di backup:

1.         Automazione

La ricerca di soluzioni in cui l’automazione intelligente, e anche l’Intelligenza Artificiale, favoriscano l’eliminazione degli elementi complessi o banali del backup può fare la differenza in termini di efficienza ed efficacia. Avere più tempo da dedicare ad attività produttive, interessanti o creative non è mai una cattiva idea, e le tecnologie di automazione del backup possono consentire di concentrare le sempre più rare competenze IT su altre aree di modernizzazione.

2.         Flessibilità

Quando si cercano nuove soluzioni di backup, tutti si assicurano che soddisfino le esigenze di oggi, ma che ne sarà di domani? Cosa succede se l’azienda cambia o effettua un’acquisizione – il nuovo sistema di backup sarà ancora all’altezza? Un ambito troppo ristretto riduce l’agilità – una nuova applicazione, tecnologia o servizio cloud potrebbero costringervi ad aggiungere un altro sistema di backup facendo lievitare spese e complessità.

3.         Costo

Il costo potrebbe sembrare ovvio, ma non è semplice come si pensa. Scegliere una soluzione economica che utilizza più tempo di CPU cloud potrebbe alla fine risultare la più costosa, o adottare un software adeguato alle proprie esigenze odierne, ma che richiede un’appliance di deduplica a mano a mano che si cresce, potrebbe diventare dispendioso. Lo stesso vale per le tradizionali appliance di backup scale-up: se la crescita accelera, andare oltre le specifiche originali significa una nuova e costosa appliance. I modelli scale-out offrono molta più flessibilità e richiedono meno expertise anche in fase di cambiamento. Non accontentatevi solo dei modelli di acquisto in conto capitale – le licenze a termine o quelle su modello opex tengono il fornitore sulle spine e non richiedono l’investimento iniziale che preoccupa il CFO.

4.         Scalabilità

Si tratta di un cambio di passo per i sistemi di backup, quindi vale la pena di approfondire la questione. Per le organizzazioni che stanno modernizzando i loro sistemi on-premise con infrastrutture iperconvergenti (HCI), lo scale-out fa lo stesso per il backup. Proprio come per l’HCI, funziona su un modello ‘plug-in to grow’ senza la necessità di ri-architettare il progetto di backup a ogni cambiamento. A differenza delle appliance ‘scale-up’, la potenza di calcolo cresce di pari passo con l’aumento dello storage, garantendo sempre le stesse prestazioni. Inoltre, la sua natura ridondante lo rende molto più affidabile del backup tradizionale. Alcuni sistemi di backup scale-out funzionano anche su architetture di riferimento, offrendo la libertà di scegliere l’hardware, che può rappresentare un enorme vantaggio.

5.         Consolidamento

Molti prodotti significano più silos, spazio sprecato e maggiore complessità. Il consolidamento su una piattaforma di backup invece che su più prodotti può fare la differenza; assicurando notevoli risparmi infrastrutturali e in termini di complessità. In questo modo è possibile impostare policy comuni per la protezione dei dati, ovunque essi siano, e per qualsiasi mix di multi-cloud ibrido e software-as-a-service.

È importante ricordare che i dati sono il cuore di ciò che la maggior parte delle aziende oggi fa. Non riuscire a proteggerli adeguatamente o a mantenerne l’accesso ha delle conseguenze. La scelta della strategia potrebbe rivelarsi la cosa più importante da fare nel 2020.

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5 consigli per il backup and recovery di Office 365

Penny Gralewski, solutions marketing, Commvault
Penny Gralewski, solutions marketing, Commvault

Molte organizzazioni hanno deciso di puntare su Microsoft Office 365 per la produttività dei loro team, per la sicurezza e l’elevata disponibilità del servizio che offre. Ma come vengono gestiti dalle stesse organizzazioni il backup ed il ripristino su Office 365?
In realtà, la responsabilità del backup e del recovery di Office 365 spetta all’organizzazione che lo implementa. Come specialista nella gestione e protezione dei dati, Commvault permette di rendere ancor più sicuri ed efficaci gli ambienti Office 365 e Exchange, con la possibilità di effettuare ricerche eterogenee a livello aziendale, automazione del flusso di lavoro e altro ancora. Al fine di soddisfare i requisiti di conservazione delle e-mail, accessibilità dei dati e conservazione legale dei dati, Commvault migliora la capacità di controllo dei dati.
Penny Gralewski, Solutions Marketing di Commvault, ha indicato cinque accorgimenti per migliorare la protezione dei dati di Office 365.
1: Pianificare il backup e recovery della casella di posta Exchange Online Proprio come è necessario eseguire il backup di Exchange on premise, è fondamentale eseguire anche quello delle caselle di posta di Exchange Online. Le mailbox dovrebbero essere protette in modo tale che i dati siano salvaguardati ed eliminati una volta terminato il periodo di conservazione. Il backup delle caselle di posta dovrebbe includere tutte le informazioni al suo interno, tra cui messaggi, contatti, calendario, conversazioni chat, etc.
2: Scegliere il backup e il recovery di SharePoint con controlli granulari Molte aziende si affidano a SharePoint per numerose attività: intranet, monitoraggio di progetti, collaborazione tra team, gestione dei contenuti e molto altro ancora. I dati necessitano quindi di backup e recovery. La protezione deve essere flessibile, per includere tutte le componenti, dalle autorizzazioni, al controllo accessi, alla possibilità di ripristinare un permesso senza sovrascrivere alcun oggetto.
3: OneDrive per il backup and recovery di OneDrive for Business Molte aziende stanno migrando a OneDrive for Business per archiviare i documenti sensibili di ogni dipendente. Perciò non bisogna dimenticare i backup. I dati devono essere protetti da un punto di vista olistico e amministrativo, in modo tale che sia semplice effettuare il ripristino quando un utente ne ha necessità.
4: Includere il backup dei dati di Office 365 nella ricerca aziendale La strategia di protezione dei dati di Office 365 ha la necessità di comprendere la ricerca aziendale per due ragioni: conservazione legale e self-service dell’utente. Office 365 gestisce molte informazioni critiche, perciò è necessaria una strategia di data recovery a lungo termine. È possibile recuperare una email dell’anno scorso? Un file di 300 giorni fa? Molto importante, il ripristino di Office 365 deve essere utilizzabile. Quando si cerca e ripristina un file, è opportuno che i dati possano essere esportati nei diversi formati supportati (PST, MSG, NSF, CAB).
5: Lo storage backup di Office 365 può essere su cloud, on premise o entrambi Ogni azienda sta affrontando il percorso verso il cloud con i propri tempi, chi utilizza il cloud, come Azure, chi ancora l’on premise e chi una combinazione di entrambi. L’elemento fondamentale resta sempre e comunque il backup.

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Sanjay Mirchandani President e CEO di Commvault

Commvault ha annunciato la nomina di Sanjay Mirchandani a President e Chief Executive Officer (CEO), nonché Member of the Board, con effetto immediato. Già CEO di Puppet, azienda attiva nella IT automation, Sanjay Mirchandani prende il posto di Bob Hammer, attuale President e CEO, che si ritira a vita privata. Bob Hammer ha guidato l’azienda per oltre venti anni, portandola a un market cap di 3,1 miliardi di dollari. In contemporanea, l’azienda ha annunciato la nomina di Nick Adamo a Chairman of the Board, sempre in sostituzione di Bob Hammer, che resterà con il ruolo Chairman Emeritus; il tutto a partire dal 18 aprile prossimo.
La nomina di Sanjay Mirchandani conclude una ricerca estesa e condotta a livello globale, avviata come parte di un più ampio percorso di trasformazione pensato per sostenere le prestazioni di business e accelerare la crescita dell’azienda. Sanjay Mirchandani ha ricoperto in passato posizioni di responsabilità in VMware, EMC e Microsoft, e vanta una grande esperienza nella trasformazione dell’IT. Sotto la sua guida, Puppet ha visto crescere la base clienti delle proprie soluzioni, open source e commerciali, ad oltre 40.000, con il 75% delle aziende Fortune 100.
Sanjay Mirchandani porta con sé anche un’esperienza fortemente internazionale, frutto di un background professionale ricco e articolato. In Puppet, ha anche fatto crescere la presenza internazionale dell’azienda aprendo nuovi uffici a Seattle, Singapore, Sydney, Timisoara e Tokyo.
“È un onore per me entrare a far parte di un team come quello di Commvault, apprezzato per sua reputazione, leadership tecnologica e nei servizi, oltre che cultura aziendale”, aggiunge Sanjay Mirchandani. “L’approccio incentrato sui partner di Commvault è perfettamente in linea col mio. Il mio impegno a favore del nostro ecosistema di clienti, partner e canale sarà mirato a offrire loro soluzioni complete.”
Al Bunte, che ha operato a fianco di Bob Hammer per oltre venti anni, lascia il suo ruolo di Chief Operating Officer (COO), mantenendo però il posto nel Board of Directors dell’azienda. Sia Hammer che Bunte resteranno in azienda per un periodo transitorio, che per Hammer si concluderà il 31 marzo prossimo.
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ScaleProtect e IntelliSnap offrono alle aziende data protection più estesa

Commvault ha annunciato che la propria tecnologia di snapshot IntelliSnap è stata testata e certificata per operare con i sistemi iperconvergenti Cisco HyperFlex, per proteggere workload applicativi, file system e macchine virtuali (VM), senza necessità di strumenti di terze parti, offrendo così ai clienti controllo, semplificazione e opzioni architetturali flessibili che consentano loro di raggiungere gli obiettivi di business, oggi e in futuro.

ScaleProtect™ with Cisco UCS® estende molte funzionalità della piattaforma Cisco HyperFlex con opzioni di backup and recovery. Forte del più esteso ecosistema di public cloud provider integrati, ScaleProtect with Cisco UCS sottolinea il ruolo di Cisco HyperFlex come piattaforma realmente multi-cloud. Grazie al suo collaudato support ad applicazioni enterprise come SAP HANA – per cui Commvault è certificata – ScaleProtect with Cisco UCS consente ai clienti di operare applicazioni mission-critical su Cisco HyperFlex con la tranquillità di avere sempre un backup disponibile dei dati e delle applicazioni. L’abbinamento tra ScaleProtect with Cisco UCS e Cisco HyperFlex crea una soluzione scale-out e software-defined in grado di offrire backup and recovery di livello enterprise per una protezione end-to-ednd del data center Intent-based.

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Integrazione tra Commvault Complete Backup & Recovery Software e i sistemi Hewlett Packard Enterprise (HPE) StoreOnce

Commvault annuncia la piena integrazione tra Commvault Complete™ Backup & Recovery Software e i sistemi Hewlett Packard Enterprise (HPE) StoreOnce, incluso HPE StoreOnce Catalyst. Questa soluzione permette a Commvault di gestire l’intero ciclo di vita delle attività di data management per i sistemi HPE StoreOnce. L’integrazione tra i sistemi HPE StoreOnce con Catalyst Copy soddisfa le sfide di backup, recovery e compliance, riducendo i requisiti di risorse e rispondendo alla costante crescita dei dati che i clienti devono affrontare.

L’integrazione di Commvault Complete™ Backup & Recovery Software, che l’azienda ritiene sia la soluzione di backup e recovery più complete e ricca di funzionalità del mercato, con i sistemi HPE StoreOnce, ottimizza i costi dello storage, riduce il traffico di rete, offre massima data mobility e semplifica la gestione dei dati. Inoltre, gli utenti possono spostare i dati del backup in maniera nativa, affidabile e conveniente verso cloud pubbliche, private, o ibride. Questa capacità è assicurata da HPE Cloud Bank Storage, funzionalità che sarà supportata da una release software HPE schedulata per novembre.

La nuova soluzione comprende il supporto per la deduplica in modalità low bandwidth (source-side) che riduce i dati ridondanti, minimizza lo spostamento automatico dei dati verso storage più economico a mano a mano che i dati invecchiano in base alle policy definite dall’utente, e comprende il supporto per backup completi e sintetici con Catalyst Clone.

StoreOnce Catalyst può essere facilmente configurato avvalendosi dell’interfaccia utente Commvault in pochi clic. Una volta abilitato, Commvault gestisce i backup e gli spostamenti per i sistemi HPE StoreOnce così come fa per qualunque altro client Commvault. Sulla base del livello di integrazione non sono necessarie altre configurazioni. Aggiornamenti StoreOnce Catalyst future saranno compresi nei periodici service pack Commvault.