Data center e requisiti di archiviazione

L’attuale “stile di vita digitale” si basa sui dati: l’enorme quantità generata e prodotta dall’uomo e dalle macchine ha fatto crescere l’esigenza della loro disponibilità e conservazione per un periodo di tempo indefinito nei data center. I requisiti di archiviazione sono in continua espansione e tuttavia, le moderne soluzioni di archiviazione – secondo Toshiba Electronics Europe GmbH – non devono necessariamente essere complesse.
In passato, le aree di archiviazione erano suddivise in offline, nearline e online, includendo soluzioni di backup e a nastro, dischi rigidi ad alta capacità e le più veloci opzioni di unità di archiviazione esistenti. Oggi un approccio che privilegia gli hard disk non è più efficace, poiché i data center richiedono una visione più ampia delle soluzioni di archiviazione. I sistemi cloud rendono irrilevante la pianificazione dello storage in termini di dischi rigidi e gigabyte. Le sfide vengono invece affrontate in termini di sistemi, array, rack o unità di misura simili che fanno passare in secondo piano le nostre misure tradizionali di prestazioni e capacità.
Ad esempio, se un’azienda introduce un nuovo servizio, che include app e interfacce multiple, i requisiti possono essere molto alti. Che si tratti di Netflix, dell’app DB Navigator o di un’intera piattaforma digitale come Facebook, è necessario valutare aspetti come tipo di dati, capacità di archiviazione, formati di accesso, disponibilità e scalabilità. Proprio per questo non è possibile soddisfare i requisiti di archiviazione “solamente” attraverso una soluzione basata su hard disk, SSD o “architetture” di storage utilizzate nel passato poiché ogni caso necessita della propria soluzione.
Il confronto tra unità SSD e hard disk sembra dipendere dall’utilizzo, poiché le unità SSD sono generalmente veloci ed efficienti, mentre gli hard disk possono memorizzare molti più dati ad un costo inferiore. Tuttavia, quando si parla a livello di array o si arriva a considerare interi cluster in un data center, le cose cambiano.
Le grandi implementazioni sono casi tipici in cui tecnologie diverse vengono utilizzate per raggiungere un obiettivo comune. In base ai requisiti delle applicazioni di un’azienda e all’approccio di archiviazione specifico, un livello particolare di performance può essere raggiunto impiegando una quantità definita di SSD o di sistemi, ma anche da una probabilmente maggiore quantità di hard disk. La scelta finale di una tecnologia rispetto a un’altra dipende molto anche da altri elementi per esempio quelli di tipo economico. Con lo stesso investimento si può acquistare un piccolo numero di sistemi SSD ad alte prestazioni, un numero maggiore di sistemi ibridi basati su una combinazione di SSD e hard disk, o anche un sistema basato solo su hard disk e tutte queste soluzioni potrebbero raggiungere gli obiettivi prefissati. Per fare una valutazione ponderata è anche importante tenere in considerazione il Total Cost of Ownership (TCO), così come i costi di esercizio, e i requisiti di potenza.
Anche piccole modifiche alla configurazione pianificata, come l’availability dei dischi e le variazioni di prezzo delle unità, causano cambiamenti che vanno tenuti presenti anche all’interno di un approccio basato sul budget. In questi casi un confronto con i metodi di project management diventa utile soprattutto quando le esigenze o il campo di applicazione cambiano rapidamente. Per questo serve un approccio “agile” con frequenti review e l’inclusione di molte prospettive, competenze e partecipazione di team interdisciplinari. Lo stesso vale per le soluzioni di “archiviazione pianificata”. Le esigenze individuali richiedono soluzioni personalizzate che non includono necessariamente una singola tecnologia: una pianificazione “agile” è ideale per le soluzioni di archiviazione nei data center, dove spesso si combinano esigenze diverse.
I dischi rigidi continueranno ad essere la colonna portante di molte soluzioni di archiviazione. Ci sono notevoli vantaggi economici quando si utilizzano hard disk ad alta capacità di archiviazione dove non sono richieste prestazioni di altissimo livello. Inoltre, l’esperienza decennale di lavoro con questa tecnologia, la capacità di pianificare a lungo termine, insieme alla disponibilità di soluzioni di aggiornamento per le implementazioni esistenti, garantiscono che gli hard disk giocheranno un ruolo importante nelle soluzioni di archiviazione negli anni a venire.
Per le applicazioni in tempo reale, le unità SSD sono senza dubbio la scelta migliore. Tuttavia, in tutti gli altri casi non è possibile dare indicazioni in generale. Gli hard disk moderni, come la serie MG di Toshiba per ambienti aziendali, restano l’ideale in molti casi e situazioni poiché, man mano che il numero di unità in un sistema, o addirittura il numero di sistemi, cresce, i criteri e le metriche variano e cambiano. L’uso di hard disk spesso diventa di nuovo una scelta potenziale.
Le soluzioni della serie MG di Toshiba, con il sistema SAS o SATA, da 7.200 giri/min offrono un’ampia gamma di capacità da 1 TB (MG04) a 16 TB (MG08) per ambienti aziendali e restano l’ideale in molti casi e situazioni poiché, man mano che il numero di unità in un sistema, o addirittura il numero di sistemi, cresce, i criteri e le metriche variano e cambiano. I modelli MG07 e MG08 si basano su un design e una tecnologia collaudata, sono riempiti ad elio e hanno una garanzia di cinque anni e un volume di dati fino a 550 TB/anno.
Questi modelli sono classificati come unità nearline, cioè sono adatti per memorizzare tutti i dati che non hanno bisogno di essere modificati o a cui non bisogna accedere in modo permanente. In pratica, questo è il caso della maggior parte dei dati. Tutto ciò diventa tangibile nel caso delle applicazioni dei “social media”: le informazioni sul profilo sono accessibili per un breve periodo di tempo, dopodiché vengono archiviate nuovamente in una memoria a lungo termine, pur rimanendo rapidamente accessibili.
Proprio per questo i dischi rigidi delle serie MG07 o MG08, grazie ai sensori interni e all’elevata integrità dei dati, sono in grado di gestire in modo affidabile, rapido ed economico i crescenti volumi di dati odierni.

WD Blue SSD anche con standard NVMe

Western Digital sta accelerando il passaggio allo standard NVMe nelle tecnologie di archiviazione per PC aggiungendo un modello NVMe™ alla famiglia di prodotti pluripremiati WD Blue® SSD (Solid State Drive), ossia il WD Blue SN500 NVMe SSD. La nuova unità SSD può offrire performance tre volte superiori rispetto allo stesso modello 1 con tecnologia SATA ed è in grado di garantire la stessa affidabilità per cui la famiglia di prodotti WD Blue è conosciuta. Particolarmente adatta a tutti coloro che producono contenuto, oltre che agli appassionati di PC, l’unità WD Blue SN500 NVMe SSD è ottimizzata per applicazioni multitasking e ad alto impiego di risorse, poichè permette un accesso quasi istantaneo a file e programmi. Grazie alla possibilità di beneficiare dell’architettura scalabile SSD già disponibile con l’acclamato WD Black® SN750 NVMe SSD, il nuovo WD Blue SN500 NVMe SSD si basa sulla tecnologia proprietaria di Western Digital 3D NAND, oltre che sul firmware e controller, e fornisce velocità di lettura e di scrittura superiore rispettivamente ai 1,700 MB/s e ai 1,450 MB/s (per i modelli 500GB) con un consumo ridotto di energia a partire da 2.7W. In linea con le crescenti richieste di storage e con l’aumento dei carichi di lavoro da parte dei clienti, WD Blue SN500 NVMe SSD offre prestazioni di scrittura superiori rispetto ai modelli con tecnologia SATA e ad altre tecnologie attualmente presenti sul mercato, rappresentando così una soluzione altamente competitiva.

Sentinel Rack UPS

Riello UPS annuncia l’uscita del nuovo prodotto Sentinel Rack che va ad ampliare la gamma di soluzioni per applicazioni IT e Networking ove sia richiesta la massima affidabilità di alimentazione.
Sentinel Rack, disponibile nei due modelli SER 1500 VA e SER 3000 VA con carica batterie potenziato, utilizza la tecnologia online doppia conversione e si presenta con un design estremamente compatto: rispetto alla media dei dispositivi a montaggio in rack oggi disponibili ha infatti una profondità di soli 380 mm, che ne permette l’installazione in cabinet da 600mm. A queste caratteristiche si aggiungono un fattore di potenza pari a 0.9 ed un’elevata qualità della tensione di uscita. Queste peculiarità fanno del Sentinel Rack la soluzione ideale in termini di affidabilità e protezione dell’alimentazione per tutte le utenze rack per applicazioni “mission critical” ove sia richiesto un ingombro ridotto, come ad esempio server e sistemi informatici per voce e dati, dove risulta indispensabile evitare down-time o perdita di informazioni.
Nelle applicazioni di Business Continuity che richiedono lunghi tempi di funzionamento da batteria, è possibile espandere l’autonomia arrivando a svariate ore tramite l’utilizzo della versione 3000 VA dotata di caricabatterie potenziato.
La sezione del sinottico è stata riprogettata inserendo un display LCD che visualizza oltre allo stato dell’UPS anche tutte le letture d’ingresso uscita e batteria. Per garantire migliore efficienza e maggiori possibilità di configurazione sono stati riprogettati anche l’inverter e lo stadio di controllo a microprocessore.
Il nuovo Sentinel Rack di Riello UPS dispone di una porta USB ed è dotato di uno slot di espansione per l’utilizzo di accessori e schede opzionali di comunicazione, di conversione di protocollo o di contatti a relè.

La nuova rivoluzione IT? Abbattere il modello delle licenze

Donato Ceccomancini, Country Sales Manager Italy, Infinidat
Il mondo IT vive di rivoluzioni, è noto. Ogni tecnologia, ogni approccio, ogni innovazione mira non solo a modernizzare lo status esistente, ma a metterne in discussione le sue stesse basi, promettendo – e in qualche caso mantenendo – vantaggi ben più che significativi. Che si parli di hardware o di software non fa differenza, c’è sempre un approccio potenzialmente disruptive che promette di rivoluzionare lo status quo, cambiando di fatto i paradigmi finora utilizzati.
Nel caso dello storage, la rivoluzione prende il nome di storage-defined. Ovvero, nella capacità di spostare la “intelligenza” dall’hardware – le cui innovazioni sono per natura più rigide, e quindi meno frequenti – al software che lo gestisce. Algoritmi avanzati, sviluppati facendo tesoro dei nuovi paradigmi AI e machine learning, consentono di sfruttare al meglio l’hardware sottostante – qualsiasi hardware – permettendo una gestione dei dati realmente “di nuova generazione”, in grado di abbinare prestazioni, flessibilità e affidabilità. In questo modo, le organizzazioni che combattono costantemente con la necessità di salvare, gestire e proteggere dati sempre crescenti in modo ottimale, possono raggiungere questo obiettivo senza doversi legare a una determinata tipologia hardware.
Se la tecnologia si evolve in modo così importante a supporto delle esigenze di business delle aziende clienti, possiamo dire lo stesso dei modelli con cui viene consumata? Stiamo vivendo il passaggio dal concetto di acquisto a quello di consumo, sulla spinta della crescente diffusione del modello di cloud computing. Che si tratti di apparati hardware o di licenze software, ormai per le aziende risulta naturale – oltre che più pratico – legare i costi al determinato utilizzo di una piattaforma, evitando così l’obbligo di immobilizzare capitale in partenza, con tutte le difficoltà – economiche e di gestione – che questo può comportare.
C’è sicuramente spazio per migliorare anche in questo ambito però, adottando lo stesso approccio che ha permesso di rivoluzionare lo storage dal punto di vista tecnologico. La maggior parte delle organizzazioni sa che avrà bisogno di nuovo storage per il proprio business, ma tipicamente non sa né quanto né quando. E allora, la possibilità di legare del tutto l’investimento alle concrete necessità di business, con tutta la flessibilità di un approccio “on demand” può rappresentare un vantaggio non indifferente. Soprattutto quando si va del tutto oltre il concetto di licenza – per utente, per macchina, per utilizzo software, non fa differenza…
La vera rivoluzione in questo ambito è rendere ogni innovazione immediatamente disponibile al cliente, nella sua forma più ampia: tutte le funzionalità, tutte le capacità, tutti i possibili utenti… E parallelamente, tenere traccia di quello che il cliente utilizza e di quando inizia a farlo fisicamente. Su base regolare, seguendo quello che è il modello tradizionale delle utility, il cliente paga per quello che ha utilizzato, senza dover richiedere o attivare licenze ulteriori, senza alcun tipo di provisioning e senza alcuna limitazione che non sia quella della capacità fisica delle macchine che ha a disposizione.
Questo approccio consente di superare del tutto il concetto stesso di licenza, mettendo il cliente nella condizione ideale, quella di poter usare ciò che serve veramente, e non quello che ha comprato. Se il business cresce rapidamente, si avrà la libertà di sostenerlo nel modo più efficace, grazie a un’infrastruttura che cresce nel modo più lineare possibile. Se invece la crescita risultasse inferiore alle aspettative, non ci sarebbe comunque nessun problema di sovrautilizzo delle risorse a disposizione, che anzi, possono anche essere ridotte in caso di necessità. È chiaro poi che, avendo a disposizione tutte le funzionalità accessibili semplicemente tramite un clic, l’utente sarà invogliato a provarle, comprendendo man mano meglio quali di queste possono essere più significative per il proprio business.
Dalla licenza, in sostanza, si passa al consumo, eliminando anche le ultime barriere e avendo a disposizione tutta la libertà di poter seguire l’andamento del business. Un modello di consumo di questo tipo non solo offre al cliente un livello di flessibilità mai visto prima, ma dà anche al vendor la possibilità di entrare ancor di più nei meccanismi del cliente, andando a creare una vera comunione di interessi, che giustifica ancor di più il termine di partnership.
Eliminando di fatto il concetto stesso di licenza, si abbattono le ultime barriere che dividono vendor e clienti, uniti nella realtà per il raggiungimento dei medesimi obiettivi.

Smart-UPS On-Line APC con batterie agli ioni di litio

Le soluzioni di protezione dell’alimentazione elettrica APC Smart-UPS On-Line con batterie agli ioni di litio rispondono all’esigenza di avere certezza e protezione in un mondo sempre più connesso.
Oggi le strategie IT delle aziende prevedono sempre più spesso di distribuire potenza di calcolo, di elaborazione e di gestione dati in più sedi per cogliere i vantaggi dell’Edge Computing.
I rischi di gestione legati a malfunzionamenti e guasti aumentano, in particolare perché le infrastrutture IT si possono trovare installate in aree di ogni tipo: filiali e uffici, punti vendita, pavimenti industriali, persino siti all’aperto.
In questo contesto, la continuità elettrica richiede UPS di nuovo tipo, all’altezza del compito di proteggere infrastrutture distribuite ovunque esse siano collocate, garantendo efficienza e prestazioni. La risposta a questo tipo di esigenze risiede in una nuova scelta di alimentazione: adottare UPS con batterie a Ioni di Litio.
La tecnologia delle batterie agli ioni di litio offre una serie di vantaggi che le rendono un’opzione interessante e conveniente per un numero crescente di aziende la cui attività fa affidamento sull’infrastruttura IT distribuita:
Le batterie agli ioni di litio sono circa il 30% più leggere delle batterie VRLA e significativamente più piccole. Questo è importante soprattutto per le applicazioni di run-time perché significa che più energia può essere immagazzinata nello stesso spazio.
Le batterie agli ioni di litio sono in grado di resistere alle fluttuazioni della temperatura rispetto alle tradizionali batterie VRLA, rendendole più adatte a luoghi con temperature più elevate.
La durata della batteria è 2 volte superiore. Questo significa costi di manutenzione ridotti e un’installazione più rapida. La soluzione Smart-UPS On-Line agli ioni di litio riduce il TCO fino al 53%.
Il monitoraggio dell’UPS può avvenire in remoto. Un APC Smart-UPS On-Line agli ioni di litio che utilizzi una scheda di gestione di rete, EcoStruxure™ IT può essere visualizzato sempre e ovunque da qualsiasi dispositivo intelligente.
Gli Smart-UPS On-Line con batterie agli ioni di litio sono sicuri, la comprovata esperienza di APC nel campo della sicurezza, la qualità del design e l’osservanza delle norme di sicurezza (UL 1973, UL1642/IEC62133) garantiscono una maggiore tranquillità.