La nuova rivoluzione IT? Abbattere il modello delle licenze

Donato Ceccomancini, Country Sales Manager Italy, Infinidat
Il mondo IT vive di rivoluzioni, è noto. Ogni tecnologia, ogni approccio, ogni innovazione mira non solo a modernizzare lo status esistente, ma a metterne in discussione le sue stesse basi, promettendo – e in qualche caso mantenendo – vantaggi ben più che significativi. Che si parli di hardware o di software non fa differenza, c’è sempre un approccio potenzialmente disruptive che promette di rivoluzionare lo status quo, cambiando di fatto i paradigmi finora utilizzati.
Nel caso dello storage, la rivoluzione prende il nome di storage-defined. Ovvero, nella capacità di spostare la “intelligenza” dall’hardware – le cui innovazioni sono per natura più rigide, e quindi meno frequenti – al software che lo gestisce. Algoritmi avanzati, sviluppati facendo tesoro dei nuovi paradigmi AI e machine learning, consentono di sfruttare al meglio l’hardware sottostante – qualsiasi hardware – permettendo una gestione dei dati realmente “di nuova generazione”, in grado di abbinare prestazioni, flessibilità e affidabilità. In questo modo, le organizzazioni che combattono costantemente con la necessità di salvare, gestire e proteggere dati sempre crescenti in modo ottimale, possono raggiungere questo obiettivo senza doversi legare a una determinata tipologia hardware.
Se la tecnologia si evolve in modo così importante a supporto delle esigenze di business delle aziende clienti, possiamo dire lo stesso dei modelli con cui viene consumata? Stiamo vivendo il passaggio dal concetto di acquisto a quello di consumo, sulla spinta della crescente diffusione del modello di cloud computing. Che si tratti di apparati hardware o di licenze software, ormai per le aziende risulta naturale – oltre che più pratico – legare i costi al determinato utilizzo di una piattaforma, evitando così l’obbligo di immobilizzare capitale in partenza, con tutte le difficoltà – economiche e di gestione – che questo può comportare.
C’è sicuramente spazio per migliorare anche in questo ambito però, adottando lo stesso approccio che ha permesso di rivoluzionare lo storage dal punto di vista tecnologico. La maggior parte delle organizzazioni sa che avrà bisogno di nuovo storage per il proprio business, ma tipicamente non sa né quanto né quando. E allora, la possibilità di legare del tutto l’investimento alle concrete necessità di business, con tutta la flessibilità di un approccio “on demand” può rappresentare un vantaggio non indifferente. Soprattutto quando si va del tutto oltre il concetto di licenza – per utente, per macchina, per utilizzo software, non fa differenza…
La vera rivoluzione in questo ambito è rendere ogni innovazione immediatamente disponibile al cliente, nella sua forma più ampia: tutte le funzionalità, tutte le capacità, tutti i possibili utenti… E parallelamente, tenere traccia di quello che il cliente utilizza e di quando inizia a farlo fisicamente. Su base regolare, seguendo quello che è il modello tradizionale delle utility, il cliente paga per quello che ha utilizzato, senza dover richiedere o attivare licenze ulteriori, senza alcun tipo di provisioning e senza alcuna limitazione che non sia quella della capacità fisica delle macchine che ha a disposizione.
Questo approccio consente di superare del tutto il concetto stesso di licenza, mettendo il cliente nella condizione ideale, quella di poter usare ciò che serve veramente, e non quello che ha comprato. Se il business cresce rapidamente, si avrà la libertà di sostenerlo nel modo più efficace, grazie a un’infrastruttura che cresce nel modo più lineare possibile. Se invece la crescita risultasse inferiore alle aspettative, non ci sarebbe comunque nessun problema di sovrautilizzo delle risorse a disposizione, che anzi, possono anche essere ridotte in caso di necessità. È chiaro poi che, avendo a disposizione tutte le funzionalità accessibili semplicemente tramite un clic, l’utente sarà invogliato a provarle, comprendendo man mano meglio quali di queste possono essere più significative per il proprio business.
Dalla licenza, in sostanza, si passa al consumo, eliminando anche le ultime barriere e avendo a disposizione tutta la libertà di poter seguire l’andamento del business. Un modello di consumo di questo tipo non solo offre al cliente un livello di flessibilità mai visto prima, ma dà anche al vendor la possibilità di entrare ancor di più nei meccanismi del cliente, andando a creare una vera comunione di interessi, che giustifica ancor di più il termine di partnership.
Eliminando di fatto il concetto stesso di licenza, si abbattono le ultime barriere che dividono vendor e clienti, uniti nella realtà per il raggiungimento dei medesimi obiettivi.

La crittografia, alla base della sicurezza, è troppo costosa? L’approccio software-defined

Eran Brown, CTO EMEA, Infinidat
Eran Brown, CTO EMEA, Infinidat

End-to-end encryption (E2EE): la soluzione a tutto?
La crittografia dei dati può avvenire su più livelli nel datacenter, dall’interno dell’array storage fino alle stesse applicazioni.
La strategia classica è stata finora quella di cifrare i dati a livello dello storage, poiché gli array storage possono crittografare i dati istantaneamente senza nessun degrado di prestazione. Questo dà ai CIO un senso di tranquillità, con la convinzione di aver assolto al problema della crittografia e che i dati siano realmente al sicuro. Sfortunatamente, non è questo il caso, perché la superficie di attacco per le aziende è ben più estesa rispetto ad un attacco diretto sui dati nello storage, dal momento che questo livello non può proteggere i dati “in attraversamento”.
La cifratura deve essere implementata ad un livello più elevato dello stack, per proteggere le informazioni ovunque si trovino, compreso il momento del loro transito in rete, per essere immune rispetto ai data breach e alle loro conseguenze (vedi il GDPR, articolo 34, paragrafo 3). I CIO che non adottano questo standard avanzato, saranno chiamati a rispondere di questa scelta nel caso di una violazione dei dati a loro affidati?

Il conflitto con lo storage moderno
Se implementare la crittografia a livello applicativo è una necessità sempre più stringente per contrastare le minacce alla sicurezza, può portare con sé problemi molto significativi rispetto al moderno data storage. Oltre a ciò, l’uso comune di Array all-Flash (AFA) all’interno dei datacenter, da molti accolto come una scelta orientata al futuro, va in conflitto diretto con la possibilità di implementare una E2EE dove più sarebbe necessaria. La crittografia end-to-end neutralizza di fatto la capacità delle infrastrutture AFA di ridurre i costi, impedendo alle aziende di ottenere una migliore efficienza economica nel momento in cui proteggono i dati dei loro clienti.
Se il rapporto di riduzione dei dati in un’azienda passa da 4:1 a 1:1 a seguito dell’adozione della crittografia, ad esempio, il costo già elevato dei supporti all-Flash viene ulteriormente moltiplicato, per quattro – un aumento che un’azienda non può certo sopportare.
In diretta contrapposizione rispetto alle infrastrutture “media-defined” AFA, vi sono soluzioni storage che adottano un approccio innovativo software-defined, e che consentono di raggiungere il livello di sicurezza dei dati richiesto dalle normative attualmente in vigore, anche a fronte dell’evoluzione futura delle minacce cyber – e senza mettere a rischio il bilancio economico complessivo delle aziende

Protezione dei dati nell’ordine dei Petabyte con Commvault e INFINIDAT

Commvault e INFINIDAT hanno annunciato una partnership strategica destinata a offrire alle aziende di grandi dimensioni un’unica soluzione di protezione dei dati, in grado di rispondere sia alle necessità di storage primario che secondario. Insieme, Commvault e INFINIDAT aiuteranno le organizzazioni a proteggere i loro dati, on-premise e nel cloud, migliorando agilità di business, affidabilità ed efficienza dell’IT.



Attraverso questa partnership, INFINIDAT e il suo network di reseller possono ora vendere il software Commvault ai loro clienti, in un momento in cui le grandi aziende si trovano ad affrontare problematiche sempre più complesse, legate alla crescita esponenziale dei dati che devono immagazzinare, gestire e analizzare, oltre ai rischi crescenti di violazioni della sicurezza.
Già nel 2014, INFINIDAT ha iniziato a commercializzare il suo prodotto di punta InfiniBox, al quale ha più recentemente aggiunto la Infinidat Backup Appliance. Un singolo InfiniBox è in grado di immagazzinare oltre 5 Petabyte di dati con una carbon footprint inferiore rispetto alla maggior parte degli array dello stesso livello, e offre livelli eccezionali di prestazione e affidabilità. A differenza delle tradizionali soluzioni enterprise che si affidano a costoso hardware flash per garantire prestazioni elevate, InfiniBox presenta un approccio incentrato sul software, che fa uso di algoritmi di machine learning per ottenere i massimi livelli di performance ed affidabilità a partire da hardware standard.
Commvault consente alle aziende di affrontare con successo problematiche legate ai dati grazie alla sua estesa piattaforma, che offre funzionalità in grado di difendere e ripristinare rapidamente i dati rispetto a una varietà sempre più ampia di minacce, tra cui il ransomware, La Commvault Data Platform mette anche a disposizione dei clienti la flessibilità necessaria per gestire in modo affidabile dati che si trovano nel datacenter, nel cloud e sui dispositivi mobili.
Unendo la potenza del software Commvault con gli array storage di INFINIDAT, le aziende clienti ottengono una soluzione di protezione dei dati completa ed estremamente personalizzata, oltre che completamente integrata per proteggere le principali applicazioni critiche per il business e per rispondere agli SLA più stringenti in tema di performance di backup e ripristino.

InfiniBox R4

Infinidat annuncia l’ultima versione del microcode di InfiniBox: R4.

InfiniBox R4 introduce un’implementazione tutta nuova della replica sincrona che assicura la latenza più bassa del settore.

InfiniBox R4 include inoltre una funzionalità di Quality of Services (QoS) basata sulla cache neuronale di Infinidat che elimina i tier degli storage tradizionali.
Le implementazioni di QoS negli storage tradizionali impattano sulle performance delle applicazioni perché sono basate sugli stessi concetti di modulazione del traffico importati dall’ambito networking di oltre un decennio fa. InfiniBox R4 QoS è stato progettato in modo completamente nuovo per consente ai service provider di fornire diversi livelli di servizio e alte prestazioni senza richiedere l’acquisto e la gestione di molteplici tier di storage fisico. Questo approccio cambia le regole del gioco per i fornitori di servizi che desiderano semplificare l’efficienza operativa, snellire il capacity planning e trasferire tali benefici ai clienti.



InfiniBox R4 introduce anche la replica asincrona e TreeQs per NAS. La replica asincrona per NAS condivide un set di funzionalità comuni con la SAN e fornisce un Recovery Point Objective (RPO) di 4 secondi, un miglioramento di 10 volte rispetto all’attuale leader di mercato. La funzionalità supporta la replica di filesystem cloud-scale e miliardi di file con impatto zero-latency.
Il NAS TreeQs consente un controllo granulare sulla gestione dei file system, permettendo agli operatori di applicare user quota a livello di directory, semplificando così la migrazione da NAS legacy e abilitando capacità di reporting per app e per progetto. InfiniBox TreeQs scala a milioni di quote senza impattare sulle prestazioni.

Oltre a fornire funzionalità innovative, InfiniBox R4 innova il modo in cui Infinidat sviluppa, testa e fornisce codici.

Lo storage: un mercato a forte crescita annua

Donato Ceccomancini, Italy Sales Manager, INFINIDAT

Aldilà di piccole differenze inevitabili, i dati rilevati dagli analisti sono concordi. In ambito enterprise, quello dello storage è uno dei mercati che riscontrano regolarmente la maggiore crescita anno su anno. Ed è una cosa per certi versi naturale, visto che tutti i nuovi paradigmi che vengono man mano adottati dalle imprese per acquisire flessibilità e competitività sul mercato prevedono un utilizzo sempre superiore dei dati.
Resta fondamentale per le aziende adottare soluzioni in grado di gestire queste grandi quantità di dati in modo ottimale, senza appesantire la componente fissa dei costi, ma mantenendo tutta la flessibilità necessaria ad affrontarne con successo le fluttuazioni.
Chi è in grado di offrire già oggi questo tipo di soluzioni ha ottime possibilità di avvantaggiarsi, ottenendo risultati ben superiori rispetto alle crescite del mercato. E’ il caso di INFINIDAT, che solo nell’ultimo trimestre ha registrato una crescita del 270%, cento volte superiore rispetto al mercato nel suo complesso.
Anche i dati dei differenti vendor possono rivelarsi particolarmente interessanti se interpretati in modo corretto. I principali player perdono infatti quote di mercato, a testimonianza della continua ricerca da parte dei clienti di soluzioni innovative, flessibili e performanti al tempo stesso, cosa che evidentemente gli storici leader di mercato non sono percepiti in grado di offrire, almeno in questo momento storico.
Su questo, si innesta il confronto generale tra le tecnologie All-Flash e quelle ibride Flash-Optimized, che vede posizioni molto differenti a seconda dell’approccio che viene via via adottato.
Il nostro approccio in questo caso è chiaro, e si sta anche rilevando apprezzato dal mercato: proporre una soluzione Software Defined Storage di classe Enterprise che attraverso algoritmi di nuova concezione sia in grado di abbinare nel modo più efficace prestazioni, affidabilità, flessibilità e sostenibilità economica, il tutto ottenendo prestazioni superiori ai sistemi All-Flash.
Sono queste le caratteristiche che i clienti cercano di raggiungere, e chi saprà posizionarsi al centro di questo quadrilatero virtuoso avrà senz’altro la possibilità di sfruttare al meglio questa tendenza, guidando il mercato storage nel suo complesso a tassi di crescita ben superiori.