Visualizzazione post con etichetta articolo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta articolo. Mostra tutti i post

venerdì 18 gennaio 2008

SocialCS

Le immagini dei vostri prodotti: un grande valore!

Oggi in redazione ci siamo divertiti a raccogliere alcune immagini dei vostri prodotti selezionate da Prodotti di Storage-Backup.com e metterle assieme in modo simpatico utilizzando Slide.com.
Tenete presente: le immagini dei vostri prodotti spesso sono più efficaci di un comunicato stampa e in internet possono diventare molto importanti anche con i motori di ricerca.
La redazione può fornire direttamente questo e altri servizi!
Scriveteci: info (@) storage-backup.com

martedì 24 aprile 2007

SocialCS

Mozy: backup e storage online

Mozy è una nuova società (di quelle che oggi si definiscono web 2.0) che offre Storage e Backup online.
Nata nell'Aprile 2006 ha oggi 175.000 clienti.

Oggi della sconosciuta Mozy ne parla tutto il mondo per un accordo multi-milionario con General Electric (GE).
GE ha comprato MozyPro (la versione enterprise di Mozy) per tutti i suoi dipendenti sparsi in tutto il mondo (più di 300.000)!

Da TechCrunch

sabato 31 marzo 2007

SocialCS

Google BigTable Project

Il progetto "BigTable" è partito nel 2004. Nel 2005 erano operative 100 celle utilizzate nella quotidiana attività di numerosi servizi on-line: Google Print, My Search History, Orkut, Google Maps, Google Earth, Blogger... e naturalmente nel crawling e nell'indicizzazione delle pagine web. La più grande di queste celle era in grado di gestire 200 terabyte di dati ottenuti dall'interazione asincrona di migliaia di server.

Jeffrey Dean (Jeff Dean), Google Fellow nel Systems Infrastructure Group dei GoogleLabs, apre le porte al dietro le quinte del progetto BigTable mettendo a nudo le possibilità del Google content storage system.

Quando? Era l'autunno del 2005.

L'occasione? La sua relazione all'Università di Washington.

Si parte da qui: Google utilizza un database commerciale ottimizzato per lo storage e il backup dei dati? Certo che no! Perché?

  1. La quantità dei dati da gestire è troppa, anche per il migliore dei database commerciali;
  2. Si punta all'ottimizzazione delle risorse, in primo luogo economiche: i costi elevati per ottimizzare un'applicazione commerciale sono incompatibili sia con la politica del "low incremental cost" dell'azienda, che con i risultati ottenibili dall' "upgrade" del prodotto.

Allora qual'è l'approccio di Google alla BigTable?

Intanto occorre capire le esigenze dell'azienda. Google ha bisogno di un sistema che:

  • permetta di accedere in modo asicrono ai dati in qualsiasi momento.
  • offra garanzie di updating continuato.
  • possa gestire milioni di operazioni al secondo.
  • garantisca un'ottima performance per interazioni di dati one-to-one e one-to-many.
  • sia in grado di gestire le informazioni sui contenuti di una pagina web, ottenute dall'azione di più crawl.

Detto questo, Jeff Dean passa ad illustrare le caratteristiche della BigTable:

  • generare mappe multi-livello;
  • persistenza e tolleranza degli errori;
  • scalabilità nella gestione di migliaia di server, dei terabyte di dati, dei petabyte (questa non l'avevo mai sentita!) necessari per l'immagazzinamento dei dati, di un efficente scanning (per secondo) di milioni di letture/scritture;
  • gestione dei server dinamica e automatizzata;
  • adattabilità dei server in situazioni sbilanciate.

Fin qui i primi dieci minuti della relazione. Dura un'ora e la vale tutta! Postata su Google Video dallo stesso Jeff Dean... il 18 Ottobre 2005.

Vi ripropongo il link: BigTable: A Distribuded Structured Storage System.

Un anno dopo, sempre dai Googlelabs

Jeff Dean torna a parlare di BigTable nel Novembre 2006. Ai servizi on-line che utilizzano le celle si aggiunge Google Finance, assente nell'elenco 2005 fornito dal Google Fellow. Nel PDF della relazione si prende ad esempio CNN.com per spiegare in che modo Google si lavora il contenuto di una pagina web. Si parla di API, Table Location, implementazioni, Table Assigment, Table Serving, compattazione dei dati, caching, compressioni, filtri etc.

Oltre a Jeff Dean, le altre menti del BigTable Project, così come elencate nel paper del 2006: Fay Chang, Sanjay Ghemawat, Wilson C. Hsieh, Deborah A. Wallach, Mike Burrows, Tushar Chandra, Andrew Fikes, and Robert E. Gruber.

Congetture e leggende metropolitane

Nessuno può dare risposte ad un progetto che da solo rappresenta il core business di un'azienda, se non in base a quanto letto e riportato dai comunicati e le relazioni ufficiali dell'azienda stessa. Così mi immedesimo nella parte del "congetturologo" e del "legendhunter", un pò per gioco e un pò per curiosità e tiro giù le mie opinioni a riguardo.

Nessuno potrà mai convincermi che Jeff Dean e compagni abbiano messo davvero a nudo la BigTable. Ne hanno fornito una lettura generalistica ad uso e consumo delle Pr. Interessante chiedersi verso chi fossero rivolte: azionisti (forse, no...), investitori (probabile che si), web agency, clienti, webmaster in generale (nemmeno la considero come possibilità), enti governativi e associazioni in difesa di... (forse...)? Ma si uscirebbe fuori dal contesto. Così, salto di palo in frasca e ritorno alla "congetturologia su BigTable".

La BigTable è un'unica grande tabella di dati? Così l'avevano pensata Jeff Dean e "Fellow associati" ma, dati e fatti alla mano sembra più un insieme di gruppi di celle ognuna con le proprie priorità e funzionalità.

Nella BigTable i dati sono archiviati tutti allo stesso modo? Si parte da una pagina web, si prende il contenuto, si etichetta e si assegna alle tabelle... così per il timestamps delle foto... così per una cella o singoli gruppi di celle. Non per tutte le celle.

La BigTable è strutturata in modo tale da tener conto di tutti i brevetti Google creati per l'indicizzazione di contenuti web? La BigTable è Il DataBase Ufficiale e Non Commerciale di Google. Le celle sono settate per caricare dati dai server secondo specifiche utilità. Se si pensa ad una cella come ad un singolo database, va da sé considerare che singole celle o gruppi di celle sono organizzate per rispondere a priorità diverse e per lavorare insieme ad un fine comune.

Anche la BigTable ha un limite? A leggere quello che disse Eric Schmidt nell'Aprile 2006 pare di si. Ma si riferiva alla BigTable o all'hardware su cui poggiava la Grande Tavola? Ma il probelma c'era davvero? Strano che un CEO allerti il Mercato dicendo che se continua così "crolleranno baracca e burattini". Che differenza c'è tra rumors e dichiarazione ufficiale? Tra frasi come "afferma il CEO di..." e "ho dichiarato che..."?

Basta! La "congetturologia" è troppo complicata!

C'era una volta MySQL

Torno ad un fatto e chiudo il post: A Googly MySQL Cluster Talk - 28 Aprile 2006, postato da Google engEDU. Maggiori informazioni sulla definizione di Cluster? Ce n'è per tutti i gusti!

Di Alessandro Mirri per Storage-Backup.com

sabato 24 marzo 2007

SocialCS

Forrester Research: storage, trend 2007 positivo su crescita investimenti delle grandi aziende

Forrester Research ha presentato i risultati di una ricerca sugli investimenti IT delle aziende europee, evidenziando l'affermarsi di tre temi fondamentali per la gestione di attività d'information technology: sicurezza, maggiore efficienza dei sistemi e migliore gestione delle risorse economiche ed umane. La ricerca, effettuata prendendo a campione aziende dai 1000 agli oltre 20000 dipendenti, evidenzia un'interesse crescente verso l'upgrade e l'ottimizzazione dell'area storage. In particolare, dicono da Forrester, circa il 40% delle aziende intervistate hanno aumentato il budget dedicato allo storage, a fronte di un 10% che opta per investimenti minimi e del 50% delle aziende che hanno approvato lo stesso budget dello scorso anno.

"Firms expect to increase their spending on software and hardware more than on IT services. Almost 40% of firms apply financial justifications to all projects that involve significant costs. To obtain approval and to make the business case, most firms look at return on investment and total cost of ownership" - riporta la ricerca di 15 pagine dedicata ai trend IT di quest anno.

Questo ritorno all'investimento in area storage è la risposta all'esigenza di rinnovare un settore "costoso e disgregativo" qual'è quello dello storage e backup, così come tracciato nel Gennaio del 2007 da Andrew Reichman, analista Forrester esperto in sistemi di data storage, netowrking e management software. MBA all'Università di Washington, Reichman proponeva l'utilità teorica della "virtualizzazione dei sistemi di storage", mettendo comunque in guardia le aziende da una "migrazione entusiasta verso le nuove architetture di sistema" che potrebbe causare "più problemi di quanti ne risolva". L'invito di Reichman era più per un ritorno controllato e ragionato all'investimento nella ricerca.

"Storage directors and senior IT managers should thoroughly explore offerings in labs and in limited pilots to validate the technology and ensure that their needs are competently addressed prior to taking the production plunge" - Storage Virtualization Emerge

Gestione di terabyte in lowcost, virtualizzazione dei sistemi di storage per consentire accessi rapidi e diretti alle piattaforme di backup, maggiore attenzione all'utilizzo delle risorse dedicate. Questi sono solo alcuni degli aspetti in cui stanno investendo importanti aziende come IBM e Sun Microsystems, dando vita ad un trend che da Forrester confermano in "costante e periodica crescita" al punto da stimare "un sensibile aumento di budget in area storage" che nel 2008 "riguarderà circa il 60% delle aziende".

Di Alessandro Mirri per Storage-Backup.com

martedì 13 marzo 2007

SocialCS

Nastri magnetici? Questione di gigabyte

Prova a chiedere ad un appassionato di computer "ipertecnologicamente avanzato" di dirti la prima cosa che gli viene in mente al sentire "nastro magnetico". E tu? A cosa associ queste due parole? Ogni assiociazione mentale dipende dal proprio background esperenziale o, in altri termini, da quanti anni si porta sulle spalle la persona che associa. Poi viene quello culturale, certo. In questo caso ti potrebbero venire in mente associazioni del tipo: "Mangianastri", "i vecchi scatoloni dell'IBM che occupavano intere stanze", se fai il fonico "studio di registrazione", se sei figlio dei Commodore "il lettore un cui infilavo il nastro dell'ultimo software di grido", posso andare avanti per un'altra decina di righe senza sforzo.

E se ti dicessero che i nastri magnetici sono ancora e sempre la prima scelta per l'archiviazione d'ingenti quantità di dati elettronici? Se ti dicessi di dare un'occhiata a questo articolo (di quasi un anno fa) in cui Punto-Informatico annunciava che "IBM e Fuji Photo, due fra i maggiori produttori al mondo di soluzioni di archiviazione su nastro, hanno collaborato allo sviluppo di un sistema di storage capace di memorizzare, su nastri magnetici a doppia faccia, fino a 6,67 miliardi di bit per pollice quadrato : una quantità di dati circa 15 volte superiore a quella registrabile sulle cassette oggi in commercio"...

Ma dai!!! Nel 2006? VHS, Cassette, Nastri magnetici? E i rischi di smagnetizzazione? Una bufala! Per forza... o no?

Per gli scettici Punto-Informatico riportava: "Grazie alla nuova tecnologia di registrazione, una cassetta di tipo LTO (Linear Tape Open) - che ha dimensioni all'incirca dimezzate rispetto ad una comune cassetta VHS - può arrivare a contenere l'equivalente di 8 milioni di libri".

Ma il nastro magnetico non è quello utilizzato dalle cassette audio? Non è quello utilizzato dalle mini-cassette che gli universitari utilizzano per registrare le lezioni da riascoltare e "sbobinare"? Non era quello utilizzato per far girare software esterno con i Commodore?

Beh... magari sono qualcosina di più ed hanno una storiella alle spalle che li lega indissolubilmente tanto alle Telco quanto all'Era Digitale. Eppure, chiamarli "prima scelta" per l'archiviazioni d'ingenti quantità di dati! Non è un'esagerazione?

1960 - Livermore Advance Research Computer - LARCI nastri magnetici di oggi sono i "pronipoti" di una delle tecnologie informatiche più "antiche". Tutto, ma proprio tutto (incluso il computer di nuova generazione che utilizzi per leggere queste righe) ebbe inizio quando Alexanderl Bell scoprì nel 1876 di aver inventato il primo prototipo di telefono. La leggenda (o è storia) vuole che il professor Bell stava facendo i suoi esperimenti nel suo laboratorio quando incidentalmente si versò dell'acido addosso. Il suo assistente sentì la sua richiesta d'aiuto sull'ultima evoluzione di un audiotelegrafo la cui utilità non era ancora ben chiara a nessuno dei due... fino a quel momento. Fu l'inizio di tutto... e il "motore di spinta iniziale" che meno di un secolo più tardi portò all'uso massiccio dei nastri magnetici da parte dell'AT&T (titolare dei diritti e dell'azienda Bell). In nastri magnetici nascono per archiviare dati. E li archiviano tanto bene che Difesa e Telco non lesinano investimenti per migliorarne le prestazioni. Se però nel 1983 la AT&T non fosse stata smantellata dalla claque politica del tempo, molto ma molto preoccupata del monopolio della megacorporazione, forse oggi non saremmo a leggerci e a scriverci da video e tastiera. Dal Colosso telefonico nacquero Grandi Aziende delle Telecomunicazioni come l'AT&T Communications oppure la Bellcore, i PackBell e via dicendo... le BabyBell per intenderci... che di Baby avevano ben poco se il termine non servisse per paragonare il colosso di oggi a quello di ieri... E durante tutto questo tempo, e poi all'alba delle prime incursioni informatiche, di cracker e trasher, di hacker e phonePhreak, di BBS e Nodi di Rete, di un epoca in cui Internet iniziava ad emettere i primi incerti vagiti e dove gli esperti erano tutti dilettanti ( e lo sapevano e ne erano fieri)... durante tutto questo tempo la tecnologia dedicata ai nastri magnetici proliferava e si adattava alla promessa della nuova Età dell'Informazione a venire (quella iniziata da appena qualche anno).

Tornando alla domanda iniziale. I Nastri magnetici sono ancora una prima scelta per le TechCom perché quando nacque la Rete come oggi la conosciamo, quella era la tecnologia di storage e backup all'avanguardia per l'immagazzinamento di grosse quantità di dati.
Ok, non basta però... Con tutte le alternative di oggi... Già, ma quali? Se parliamo d'immagazzinamento di dati nell'Internet ecco che fanno capolino nomi come MySQL, Oracle e via dicendo. Ma dove immagazzinano? Su dischi rigidi è ovvio... sicuro? Ma se un nastro magnetico permette di effettuare backup inimmaginabili anche utilizzando il miglior disco rigido in commercio (ben inteso, ad uso esclusivo di una elite non della massa) non è logico pensare che il nastro diventi la prima scelta di fronte alla gestione di terabyte di dati? Il nastro c'è, è parte integrante di una tecnologia di storage viva, forte di decine di anni di "prove e miglioramenti sul campo"... è uno strumento di backup che non ne vuole sapere di "aver fatto il suo tempo". Forse perché non ha fatto ancora il suo tempo. Prendiamo Google ad esempio.

Google? E che c'entra Google?

Prendila come una nota di colore. Se non fosse stato per i nastri magnetici gli albori della storica Usenet sarebbero andati irrimediabilmente persi. Archivi che oggi sono stati usati da Google per pubblicare 20 anni di storia dei newsgroup. Ok, ma siamo sempre ancorati al passato. Beh, certo se però si considera che la consultazione di un archivio su nastro magnetico necessita di una tecnologia in grado di leggere un nastro magnetico... e che Google non ha certo utilizzato uno scatolone di 20 anni fa per leggere, recuperare e riproporre la storia dei newsgroup... allora sorge spontanea una domanda: Google investe (ha investito) su tecnologia storage per il backup di dati su nastri magnetici? A me pare di si.

Wikipedia lascia intendere che il nastro magnetico ha fatto il suo tempo. Nel ripercorrene la storia, chiude però con questo passaggio che di "storia vecchia" ha ben poco: "La recente diminuzione del costo dei dischi fissi e le migliorie costruttive che ne hanno determinato un generale aumento di affidabilità hanno via via diminuito il ricorso al nastro magnetico. Questo tuttavia rimane in uso in molti centri di elaborazione dati, soprattutto per ragioni di gestione di archivi già precostituiti e per il costo per bit piuttosto basso".

Taglio e riporto l'ultima frase: "Questo tuttavia rimane in uso in molti centri di elaborazione dati, soprattutto per ragioni di gestione di archivi già precostituiti e per il costo per bit piuttosto basso". Le stesse motivazioni che hanno spinto IBM e Fuji Photo ad investire pesantemente sul nastro digitale in piena Era Digitale.

Al che mi viene una domanda: se cercassi "nastro magnetico" sul sito della IBM, quello italiano (senza scomodare l'americano), cosa troverei? Proviamo: Nastro magnetico su IBM.it.

Di Alessandro Mirri

giovedì 22 febbraio 2007

SocialCS

La storia del Data Storage

Per i curiosi (ma non solo), questa mini storia sui supporti delle memorie di massa sarà di particolare interesse.
Partendo dal 1725 per arrivare al 23 settembre del 1884, data in cui Hermann Hollerith invento la "punch card" utilizzata nel mondo dei computer fino all'inizio degli anni '70, si giunge ai giorni d'oggi - passando per i tamburi magnetici - citando i dischi per registrare dati in formato olografico.
Alcune curiosità. Per riuscire a memorizzare i dati contenuti in un DVD sarebbero necessarie ben 4.500 audio-cassette (quelle utilizzate per il Commodore 64) e ben 281 giorni per caricarne tutti i dati.
Incredibile.

Questa mini guida realizzata da Fosfor.se è ben fatta, anche se ha dimenticato qualche supporto (non standard ma pur interessante) e qualche passaggio intermedio.

Sempre meglio che niente.

Link: Fosfor Gadget - History of data storage


Luca De Nardo ICTblog.it