Trasformare i Big Data in valore aziendale

Joanna Schloss, Dell Software
Joanna Schloss, Dell Software

Di Joanna Schloss, Dell Software

In pochi anni i big data sono passati da trend emergente a fenomeno IT in pieno spolvero. Aziende di tutte le dimensioni sono alle prese con volumi di dati sempre più grandi, presenti su una gamma di tipologie e location diverse, e afflitte dalla necessità di elaborarli e gestirli più velocemente che mai. Anche se da un lato si può affermare che l’hype che circonda i big data stia crescendo più rapidamente dei dati stessi, è in ogni caso arrivato il momento di sviluppare una strategia proattiva per indirizzare le sfide causate dalla crescita esponenziale nel volume, velocità e varietà dei dati. Qui di seguito cinque passi che le aziende possono intraprendere per superare l’hype e isolarsi dalle pressioni generate dai big data.

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1 – Convertire i dati in informazioni
La differenza tra dati e informazioni è enorme. I dati, di per sé, non costituiscono un valore. Il valore deriva dalla capacità di trasformarli in informazioni che possono essere utilizzate per prendere decisioni di business consapevoli. Ma la maggior parte delle aziende è così sommersa dal volume di dati che non sa da dove iniziare il processo di conversione. La risposta è partire da una domanda di business. Che cosa potrebbe servire a livello aziendale che non sappiamo già? Articolare una semplice domanda business-driven vi aiuterà a focalizzare gli sforzi e a rendere il percorso di trasformazione dei dati in informazioni più gestibile e concreto.

2 – Abbracciare i dati in modo agnostico
Oggi si opera in un mondo in cui la proliferazione di molteplici tipologie di dati in svariati luoghi rappresenta la norma. Nonostante questa nuova realtà, troppe organizzazioni cercano ancora di confinare i dati in un’unica piattaforma, fonte o location, e molte ancora prendono decisioni circa quali dati sono o non sono utili bassandosi unicamente sul loro valore percepito. Invece le aziende dovrebbero abbracciare i dati in modo agnostico e cercare soluzioni che correlino tutti i dati. Solo in questo modo è possibile comprendere il valore che sta dietro a dati non tradizionali quali, ad esempio, i social media.

3 – Mettere il controllo nelle mani delle persone
In molte organizzazioni le persone in realtà non hanno il controllo. Sono gli strumenti ad averlo. In altre parole, i tool che un’azienda utilizza definiscono che cosa è o non è possibile. Le persone prendono le decisioni sulla base di ciò che i loro strumenti sono in grado o meno di monitorare. Affermare “questo è ciò che lo strumento fornisce” è divenuta una spiegazione perfettamente giustificabile per il risultato di una determinata analisi. I dipendenti, non gli strumenti, dovrebbero invece dare forma all’organizzazione. Ecco perché è ora di abbracciare il concetto di accesso e visualizzazione self-service dei dati. In questo modo il controllo ritorna nella mani delle persone che possono avvalersi della loro expertise per prendere decisioni informate.

4 – Aumentare, aumentare, aumentare
Troppo spesso le imprese si rassegnano a utilizzare le soluzioni che hanno in casa. Sono consapevoli del fatto che il sistema non è adatto, ma continuano a usarlo piuttosto che acquistarne e imparare a usarne uno nuovo. E per lo stesso motivo ritengono che status quo o rip-and-replace siano le uniche due opzioni. Fortunatamente, questo non è vero. Esistono molte soluzioni complementari e progettate per ottenere il massimo dagli investimenti effettuati e dai sistemi con cui si è abituati a operare.

5 – Implementare la governance
Vista generalmente come una funzione della tecnologia, la governance dovrebbe rappresentare una considerazione chiave sia per l’IT sia per il management. Il rispetto della governance dovrebbe essere applicato a tutte le aree funzionali e da tutti gli utenti di una determinata iniziativa big data. La governance è infatti responsabilità di tutti e dovrebbe essere implementata in modo equo attraverso l’intera organizzazione. La chiave di tutto è la collaborazione. Quando IT e business collaborano, si dà luogo a una cultura in cui le priorità sono chiare, gli obiettivi uniformi e, soprattutto, nulla sfugge.

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