Lo storage: un mercato a forte crescita annua

Donato Ceccomancini, Italy Sales Manager, INFINIDAT

Aldilà di piccole differenze inevitabili, i dati rilevati dagli analisti sono concordi. In ambito enterprise, quello dello storage è uno dei mercati che riscontrano regolarmente la maggiore crescita anno su anno. Ed è una cosa per certi versi naturale, visto che tutti i nuovi paradigmi che vengono man mano adottati dalle imprese per acquisire flessibilità e competitività sul mercato prevedono un utilizzo sempre superiore dei dati.
Resta fondamentale per le aziende adottare soluzioni in grado di gestire queste grandi quantità di dati in modo ottimale, senza appesantire la componente fissa dei costi, ma mantenendo tutta la flessibilità necessaria ad affrontarne con successo le fluttuazioni.
Chi è in grado di offrire già oggi questo tipo di soluzioni ha ottime possibilità di avvantaggiarsi, ottenendo risultati ben superiori rispetto alle crescite del mercato. E’ il caso di INFINIDAT, che solo nell’ultimo trimestre ha registrato una crescita del 270%, cento volte superiore rispetto al mercato nel suo complesso.
Anche i dati dei differenti vendor possono rivelarsi particolarmente interessanti se interpretati in modo corretto. I principali player perdono infatti quote di mercato, a testimonianza della continua ricerca da parte dei clienti di soluzioni innovative, flessibili e performanti al tempo stesso, cosa che evidentemente gli storici leader di mercato non sono percepiti in grado di offrire, almeno in questo momento storico.
Su questo, si innesta il confronto generale tra le tecnologie All-Flash e quelle ibride Flash-Optimized, che vede posizioni molto differenti a seconda dell’approccio che viene via via adottato.
Il nostro approccio in questo caso è chiaro, e si sta anche rilevando apprezzato dal mercato: proporre una soluzione Software Defined Storage di classe Enterprise che attraverso algoritmi di nuova concezione sia in grado di abbinare nel modo più efficace prestazioni, affidabilità, flessibilità e sostenibilità economica, il tutto ottenendo prestazioni superiori ai sistemi All-Flash.
Sono queste le caratteristiche che i clienti cercano di raggiungere, e chi saprà posizionarsi al centro di questo quadrilatero virtuoso avrà senz’altro la possibilità di sfruttare al meglio questa tendenza, guidando il mercato storage nel suo complesso a tassi di crescita ben superiori.

Donato Ceccomancini Sales Manager Italy Infinidat

Infinidat annuncia la nomina di Donato Ceccomancini a Sales Manager Italy, con il compito di pianificare e coordinare le attività commerciali sul territorio.
La nomina di Donato Ceccomancini arriva a sottolineare il momento particolarmente brillante che l’azienda sta vivendo a livello locale – ma anche europeo ed internazionale -, con indicatori positivi sotto ogni aspetto. La forte richiesta di soluzioni di storage enterprise affidabili, scalabili e performanti ha permesso a Infinidat di acquisire numerosi clienti sul territorio, tra cui per esempio Cedacri.
Donato Ceccomancini porta a Infinidat un’esperienza più che ventennale, maturata ricoprendo ruoli commerciali di crescente responsabilità presso aziende leader quali IBM, Siemens e EMC. Dal 2002, Ceccomancini ha lavorato in Fujitsu, arrivando a ricoprire il ruolo di Head of Product Sales e di Head of Business Development, con responsabilità sullo sviluppo commerciale delle attività rivolte a clienti e prospect.
Anche a livello europeo, i risultati di Infinidat sono particolarmente positivi: nel primo semestre 2017, l’azienda ha registrato una crescita del fatturato pari al 182% rispetto all’anno precedente, con un numero sempre più elevato di clienti di ogni tipologia e settore, soprattutto in mercati verticali ad alta densità di dati quali quelli dei servizi finanziari, del retail, delle telecomunicazioni e dei servizi cloud. A livello globale le crescite sono ancora più positive, con un numero di Terabyte installati presso i grandi clienti superiore a 1.500TB (1,5 ExaByte).
Già nei mesi scorsi il team si era rafforzato con l’innesto di Corrado Scolari nel ruolo di Technical Advisor, con lo scopo di offrire a clienti e partner un supporto tecnico sempre più significativo e di capitalizzare al meglio le opportunità di business. Prima di entrare in Infinidat, Corrado ha lavorato per più di 17 anni in EMC con ruoli di Customer Engineer e di specialista di supporto per le complesse infrastrutture storage dei clienti italiani ed europei.
Infinidat ha sviluppato una piattaforma storage high end di nuova generazione, il cui cuore tecnologico è uno strato software-defined che assicura scalabilità e gestione contemporanea di architetture NAS, SAN iSCSI, Openstack e AS/400 integrate in un unico box. Le elevate prestazioni del sistema InfiniBox lo rendono ideale per workload eterogenei e ambiti di business diversificati, dal supporto di architetture applicative di tipo enterprise (SAP, Oracle Erp, Exchange, ecc.) agli ambienti virtuali fino ai progetti di Big Data Analytics, VDI, OpenStack e backup.

Lo storage future-defined lascia l’All-Flash al palo

Donato Ceccomancini, Italy Sales Manager, INFINIDAT

Il settore dello storage è costantemente bombardato da aggressive operazioni di marketing che hanno l’obiettivo di convincere i clienti che il futuro dell’IT è All-Flash. Si tratta di una strategia di comunicazione davvero efficace, innovativa e convincente. I vendor di array All-Flash (AFA) hanno investito letteralmente centinaia di milioni di dollari per promuovere l’effetto panacea assicurato dai supporti flash a discapito dei “vecchi dischi a rotazione”.

In realtà gli HDD non solo sono vivi e vegeti, ma sono di fatto largamente utilizzati, e in maniera intensiva, da ogni singolo provider di storage hyperscale del pianeta. E continuano a offrire maggiore densità, convenienza, affidabilità ed efficienza. C’è quindi ancora un futuro per i dischi, dopo tutto.

Questo non significa che i supporti flash siano un male, al contrario. Flash è eccezionale! Se usato correttamente, lo è decisamente. I supporti flash creano un layer cache estremamente interessante. Il problema è che quando si utilizzano unità flash come livello primario e unico di persistenza per i carichi di lavoro con capacità di petabyte, ci si scontra con la dura realtà economica dei dispositivi flash rispetto ai supporti meccanici. Probabilmente starete pensando: “Ma come? Compressione! Deduplica! Thin provisioning! Che dire allora di questi meccanismi che creano efficienza?”

Certamente, queste funzionalità contribuiscono a rendere meno oneroso il costo per TB utilizzabile – ma non è tutto oro ciò che luccica…

Innanzitutto, questa “riduzione dei dati” non è né gratuita né deterministica. Costa cicli – talvolta molti – di CPU. Se il vostro sistema si affida pesantemente a queste caratteristiche per contenere i costi, probabilmente soffrite di tempi di I/O meno che ottimali – in particolare nei picchi di carico, quando meno ce lo si può permettere.
In secondo luogo, le applicazioni e i servizi stanno diventando sempre più intelligenti in materia di compressione, contenimento e ottimizzazione di data “alla fonte”. Quindi, se si cerca di comprimere dati già di per sé non molto comprimibili, lo straordinario rapporto di compressione – tanto declamato dai vendor AFA – si deteriora notevolmente con il passare del tempo finendo con il duplicare o triplicare i costi attesi.
Cosa comporta allora tutto questo? Secondo noi, che “il futuro all-Flash” è proprio questo, uno scenario futuro, ma forse più lontano di quanto alcuni possano pensare.

Riteniamo che il costo eccessivo dei media flash confrontati con i supporti magnetici ad alta densità possa diventare un ostacolo significativo all’innovazione da parte delle aziende man mano che il volume dei dati che vengono creati, spostati, memorizzati, gestiti ed elaborati in tutto il mondo continua a crescere a ritmi incredibili.

Riteniamo inoltre che il futuro del data storage non sia solo “all-Flash”. O basato solo su una tecnologia “X”. Perché limitarsi a un’unica tipologia di dispositivo? Progettare un sistema storage basato esclusivamente sui supporti utilizzati è come sostituire ogni anno il motore dello stesso Maggiolino Volkswagen del 1968 con quello da Formula 1 più recente, sofisticato e leggero. A un certo punto, il design nel suo complesso – telaio, carrozzeria, calibratura freni, cruscotto, indicatori di sicurezza, ecc. – dovrà essere completamente rivisto per ottimizzare prestazioni e capacità generali.

Noi in INFINIDAT ce ne siamo resi conto tempo fa – nel 2011 per l’esattezza -, anno in cui l’azienda è stata fondata. Era evidente allora che un datacenter all-Flash non era un modello attuabile o sostenibile per carichi di lavoro multi-petabyte. Quel che serviva era un’architettura software storage decisamente differente e molto più sofisticata, capace di lavorare con ogni supporto magnetico in modo da renderlo veloce, efficiente, affidabile e sicuro. Un’architettura sufficientemente adattabile e flessibile per ottimizzare le performance e la durata di qualsiasi tipo di supporto, presente o futuro.
In poche parole, future-defined, non media-defined.

Cedacri utilizza InfiniBox e la soluzione Infinidat

Infinidat annuncia che Cedacri ha aggiunto i sistemi storage InfiniBox al proprio data center.
Con una domanda di memorizzazione e protezione dei dati in costante crescita, il contesto in cui Cedacri opera è estremamente competitivo. L’azienda è infatti alla costante ricerca di nuove soluzioni tecnologiche che permettano di incrementare proporzionalmente il livello di efficienza e di sicurezza dei dati per continuare a garantire lo stesso costo complessivo della soluzione, pur offrendo un perimetro via via sempre più esteso.
E’ per questo che nel mondo dei dati, ma anche in quello dei sistemi, Cedacri ha adottato una soluzione cloud che abbina la flessibilità nelle capacità elaborative con quella nel provisioning della parte storage. Per questo particolare contesto, a seguito di un’attività di scouting sul mercato, Cedacri ha identificato la soluzione di Infinidat come una delle più adeguate da questo punto di vista, anche grazie alla possibilità di completarsi con la soluzione cloud standard tramite protocolli altrettanto standard quali OpenStack.
La decisione di scegliere Infinidat è arrivata dopo diversi Proof of Concept (POC), nel corso dei quali la proposta dell’azienda è risultata quella più adeguata allo scopo.
Con prestazioni superiori al milione di IOPS, latenza inferiore al millisecondo, compressione inline, funzionalità avanzate di analisi delle performance, supporto iSCSI e scalabilità oltre i 5 Petabyte di effettiva capacità storage in un unico rack standard 42U, i sistemi InfiniBox rappresentano una soluzione di storage ibrido con prestazioni di livello all-flash.
Cedacri ha acquistato due box Infinidat sui quali sono state attestate la soluzione Cloud, alcune applicazioni VMware, ed una parte di data warehouse.

Performance testing? Sì, ma fatto bene!

Riccardo Facciotti, Tech Sales Director South EMEA, INFINIDAT

In INFINIDAT spesso andiamo a trovare prospect che stanno pensando di sostituire gli storage array esistenti con soluzioni nuove per beneficiare di maggiore flessibilità, facilità d’uso e riduzione dei costi. Queste aziende vogliono essere sicure che le performance del nuovo storage siano pari o superiori a quello in essere al fine di supportare la crescita, velocizzare le applicazioni di business e soddisfare gli utenti. Per questo motivo le aziende testano, anche frequentemente, le soluzioni storage per diversi casi d’uso. Ma poiché il performance testing non è una pratica usuale per molti team IT, alcuni suggerimenti possono essere molto utili.
Riteniamo che il modo migliore per verificare le prestazioni sia quello di far girare applicazioni reali. A volte è possibile grazie a funzionalità dell’infrastruttura (virtualizzatori di SAN, hypervisor, volume manager, ambienti di test esistenti). Questo approccio consente di comprendere esattamente come lo storage si comporterebbe in situazioni reali che non possono essere simulate. Pensiamo ad esempio al fatto che le applicazioni single threaded non generano grandi quantità di IO, ma se le emuliamo con diversi thread otterremmo risultati molto migliori rispetto a quelli reali. Per questo genere di applicazioni, per ottenere il massimo da un sistema di multicontroller attive, è necessario aggiungere il parallelismo a livello di database o applicativo.
Purtroppo si tratta di un’opzione spesso non percorribile per via di approcci no-risk, l’incapacità di installare soluzioni onsite, policy di sicurezza, mancanza di tempo, ecc. Un’altra opzione è quella di utilizzare applicazioni reali con workload simulati. E’ una buona alternativa, soprattutto se l’applicazione è caratterizzata da schemi noti e specifici, tipicamente i batch job. Questi hanno tempi di svolgimento predefiniti ed è facile confrontarli in ambienti diversi. I limiti? E’ comunque necessario disporre degli apparati onsite o fornire al vendor dati reali, dedicare del tempo da parte degli specialisti e pensare a un metodo per simulare le interazioni utente o acquistare un software che lo faccia. Le aziende con notevoli budget IT, come le telco e le banche, possono farlo, ma per la maggior parte delle imprese è impossibile.
Quindi, oggi, il modo più semplice per verificare le performance dello storage è quello di fare test sintetici con tool quali Vdbench e iorate in ambiente controllato. Il problema principale è come questi risultati si possono confrontare con quanto si otterrà in realtà sul campo.
Per fare la correlazione è possibile, per esempio, raccogliere le metriche sulle performance dagli array esistenti e cercare di simularli su storage nuovo. E’ un metodo efficace, ma non tutte le metriche che contano possono essere inserite come per esempio i diversi livelli di storage, una distribuzione corretta dei workload, workload in base all’IO, e anche i cache hit. Una volta compreso ciò che accade in collaborazione con i professionisti INFINIDAT, è possibile scrivere dei profili da emulare in un test box. Di solito i picchi di workload vengono emulati ma non è sempre una buona idea. Spesso infatti si differenziano in modo sostanziale da workload usuali in termini di cache hit, read percentage, IO size ecc. E’ quindi consigliabile emulare due tipologie di workload – tipico e peak, separatamente.
Quindi, dopo aver fatto test sintetici e aver capito che non è possibile emulare al 100% correttamente, cosa si può fare per migliorare l’accuratezza? Si possono fare test su storage di vendor diversi e capire come si relazionano, o far girare gli stessi test sui vostri array e vedere come le performance si relazionano con qualcosa che conoscete, e questi dati sono più vicini alla realtà.
Per fare chiarezza, INFINIDAT ha condotto una serie di test estesi e dettagliati, confrontando i propri Infinibox con sistemi all-Flash, in un ambiente il più possibile reale. Gli esperimenti sono stati condotti su volumi di dati importanti, nell’ordine dei 200TB, perché ai workload attuali viene spesso richiesta un’ampia scala, oltre ad affidabilità e performance. Il risultato è stato molto chiaro, con i sistemi software-defined ibridi che hanno raggiunto prestazioni decisamente superiori rispetti agli AFA con cui sono stati comparati – per la cronaca, firmati da EMC e Pure Storage.
Se utilizzati come soluzione target per migliorare workload individuali, i supporti media possono offrire un valore notevole ai data center moderni, ma tale valore viene sprecato se non è accompagnato da innovazioni a livello di architettura di sistema. Ed è questo il caso degli attuali AFA, che semplicemente si limitano a posizionare media più veloci (flash) dietro ad architetture di front-end datate come mezzo per incrementare le prestazioni. Riconoscendo che qualunque soluzione storage media-reliant non riuscirebbe a soddisfare i requisiti di prestazioni real-time delle aziende moderne, è fondamentale poter contare su un’architettura storage software innovativa dotata dell’adattabilità e la flessibilità necessarie per ottimizzare le prestazioni di qualunque tipologia di workload – presente e futura.
In generale, possiamo concludere che è difficile emulare – vi potrebbero proporre di usare una dimensione di cache 10 volte quella attuale ma se il test sintetico viene effettuato con un cache hit set uguale a quello del box esistente, probabilmente non vedrete alcuna differenza nei risultati tra 16GB e 1TB. In questo senso, il suggerimento è uno solo: non fidarsi dei test condotti in laboratorio ma eseguire i propri o fare riferimento a quelli condotti da terze parti, ma in ambienti reali.