Commvault HyperScale Appliance e Commvault HyperScale Software

Il lancio di Commvault HyperScale Appliance e Commvault HyperScale Software arriva nel momento in cui le imprese stanno considerando lo storage secondario come mezzo per guidare iniziative di business e di trasformazione IT. Commvault stima nel 70% la percentuale di dati clienti consumati come copia secondaria, motivo per cui queste soluzioni offrono alle aziende una piattaforma unificata e moderna di data protection e management che fornisce servizi cloud-like on-premise.



La richiesta di storage secondario e la necessità di trovare valore nelle copie secondarie dei dati spinge i clienti a trovare alternative al modo in cui archiviare e gestire workload in costante crescita e abbandonare le appliance “scale up” tradizionali. Commvault è così oggi in grado di offrire una reale copertura enterprise scale con un approccio scale-out moderno e integrato per soddisfare queste esigenze, corredato da un valido software di data management.

Commvault HyperScale Appliance: lo storage secondario evolve seguendo un approccio moderno cloud-ready scale-out reso disponibile con un’appliance integrata conveniente e di facile utilizzo
Per coloro che desiderano una soluzione all-in-one dall’acquisto al deployment, Commvault presenta Commvault HyperScale Appliance, una soluzione data infrastructure altamente differenziata che integra compute, storage, networking, virtualizzazione, backup e rispristino, full lifecycle data management e analisi in un’unica piattaforma nel data center e nel cloud. Basata sulla nota tecnologia Commvault, assicura la riduzione di costo e complessità, aumentando scalabilità e agilità dell’IT. Poiché questa soluzione è disegnata, realizzata, commercializzata e supportata da Commvault, i clienti risparmiano tempo nell’acquisto, installazione e integrazione dell’hardware, così come nella gestione, patching e aggiornamento quotidiani.

Commvault HyperScale Appliance è anche ideale per proteggere e gestire i dati tra molteplici uffici remoti, filiali e data center con un’unica soluzione scale-out. A tal fine, Commvault offre un’appliance con data capacity che vanno da 32TB fino a 80TB (storage utilizzabile) con la possibilità di effettuare loscale out su qualunque numero di configurazioni per soddisfare i requisiti dei clienti di molteplici PB. I clienti beneficiano di una soluzione semplice e intuitiva per la gestione e lo storage dei dati, con supporto semplificato “single-call”.

Con l’approccio Commvault basato su sottoscrizione, i clienti traggono vantaggio dal supporto e l’hardware refresh durante l’intera vita dell’appliance. La nuova Commvault HyperScale Appliance supera le offerte limitate di altri player associando un approccio moderno alla protezione dati scale-out con la più ampia copertura in termini di applicazioni, file system, hypervisor e ambienti virtuali, corredato da potenti orchestrazione e automazione necessarie per implementazioni enterprise-scale.

Commvault HyperScale Software e architetture Validated Reference: una solida data protection scale-out con la massima libertà di scegliere l’hardware preferito
Commvault HyperScale Software è un’infrastruttura scale-out basata sull’hardware preferito dal cliente che permette alle imprese di scegliere configurazioni e modelli di diversi fornitori tra cui Fujitsu, Cisco, Lenovo, HPE, Super Micro Computer, Huawei e Dell-EMC. Con Commvault HyperScale Software, I client ricevono design validati completati da configurazioni best-practice. Questo approccio semplificato aiuta le aziende a bilanciare configurazioni e capacità hardware rispetto alle loro esigenze di storage secondario, accelerando il ROI, riducendo la complessità e aggiungendo valore.

Le soluzioni Commvault HyperScale Software offrono ai clienti una serie di vantaggi:
• Agilità, resilienza e disponibilità cloud-like per dati e applicazioni on-premise
• Semplice da configurare, gestire e aggiornare
• Scalabilità modulare per crescere con il business; espansione di capacità e performance non-disruptive
• Resilienza integrate (erasure-coding senza singolo point of failure),
• Include le capacità di high availability e disaster recovery di Commvault Data Platform
• Supporto da Commvault; patch management centralizzato; active monitoring
• Miglior TCO rispetto a soluzioni legacy scale-up con ridotti costi di procurement e overhead operativo
• Scale out capacity fino a 10+ PB
• Potenti nuove opportunità scale-out combinate con data management, protezione, utilizzo e migrazione, permettendo il consolidamento dei sistemi e l’eliminazione di singoli prodotti

Gabriel Martín guiderà South EMEA di Commvault, Vittorio Bitteleri Country Manager per l’Italia

Commvault ha annunciato nuove nomine a livello locale e regionale a conferma della crescita dell’azienda in Italia, EMEA e in tutto il mondo.
Gabriel Martín Francesconi, che ha guidato una forte crescita del business, è stato promosso a Area-Vice President of Sales, EMEA South per Commvault, mentre Vittorio Bitteleri è stato scelto come nuovo Country Manager Italia e riporterà a Gabriel.

Gabriel Martin

Gabriel Martín ha ottenuto notevoli successi in Commvault, dove ha sviluppato un team efficace, collaborativo e molto forte per la region e ha contribuito con la sua vision strategica alle iniziative europee. In questo Nuovo ruolo, Gabriel supervisionerà la crescita del business regionale che comprende Iberia, Italia, Francia, Israele e Africa Centrale.

Vittorio Bitteleri

Vittorio Bitteleri – nominato nuovo Country Manager italiano per Commvault – vanta oltre 20 anni di esperienza nelle vendite Enterprise e Channel, gestendo clienti Large Enterprise direttamente e garantendo la soddisfazione dei clienti del mid-market grazie allo sviluppo di forti partnership con i system integrator e i reseller locali. Svariati anni di esperienza in diversi ruoli commerciali in Symantec/Veritas e altre aziende del settore storage gli conferiscono un livello di credibilità e conoscenza senza eguali.

Ransomware: quando il possibile diventa reale – un recovery rapido è fondamentale

Vincenzo Costantino, Technical Director Southern Europe, CommVault

Abbiamo tutti sentito gli avvisi dei guru del settore sulla potenziale minaccia ransomware, ma per svariati motivi la gran parte di queste raccomandazioni è stata ignorata. Forse perché si pensava che qualcosa del genere non potesse succedere, almeno non direttamente a noi in prima persona – o forse perché il costante “rumore di fondo” sulle minacce ha di fatto indebolito la percezione del rischio reale che il ransomware rappresenta per le organizzazioni. Ebbene, venerdì scorso (12 maggio) le minacce “potenziali” si sono trasformate in realtà. Abbiamo assistito al più esteso attacco informatico di sempre, che ha colpito aziende in oltre 100 Paesi. E soprattutto, ha colpito indistintamente settore pubblico, istituzioni e imprese commerciali, cosa che ha spinto molti a chiedersi seriamente se la propria attività sia davvero protetta in modo efficace.

Sebbene non siano ancora disponibili tutti i dettagli di questo attacco storico, sappiamo che le infezioni ransomware spesso vengono originate da endpoint, ovvero dispositivi quali desktop, computer portatili, smartphone, tablet o risorse esterne. Per un motivo o per un altro, però, questi dispositivi possono non godere degli stessi aggiornamenti di protezione e rigorosi livelli di controllo del resto dell’organizzazione.

Questo evento certamente mostra concretamente la realtà del mondo in cui viviamo. Una volta subito l’attacco, due sono le opzioni: pagare (rendendo di fatto anche i Bitcoin una possibile voce all’interno del budget aziendale) oppure implementare un piano di data recovery – e farlo VELOCEMENTE. Avere un piano di ripristino dei dati è sempre stato un must, ma ciò che in passato era sufficientemente valido, può ora lasciare zone scoperte in questa nuova situazione. Nel mondo odierno, gli obiettivi e la complessità degli attacchi ransomware continuano a crescere.

Per molte organizzazioni tale complessità è aggravata dal fatto che molte applicazioni aziendali chiave potrebbero essere ancora in esecuzione su sistemi operativi datati, a volte non più supportati e privi di patch, che non ricevono gli aggiornamenti di sicurezza necessari ad arrestare la diffusione di attacchi potenziali. Per questo, è necessario disporre di una Data Platform che non solo copra gli ambienti aziendali, compreso cloud privato ​​e pubblico, ma che possa anche garantire una Endpoint Protection. Ovvero, una piattaforma in grado di salvare copie immutabili e aggiornate di tutti questi ambienti, per garantire la possibilità di un recovery rapido in caso di incidente.

Sulla base dell’esperienza raccolta collaborando con aziende in tutto il mondo, abbiamo sviluppato una serie di best practice per la protezione e il ripristino da attacchi ransomware.

1. Sviluppare un programma che copra ogni necessità di dati. È importante identificare dove vengono archiviati i dati critici, determinare i flussi di lavoro e i sistemi utilizzati per gestire i dati, valutarne i rischi, attuare controlli di sicurezza e fare una pianificazione contro le minacce in evoluzione. Se non sono protetti, non possono essere recuperati.
2. Utilizzare tecnologie affidabili di protezione dei dati. Servono soluzioni in grado di rilevare e notificare potenziali attacchi, che sfruttano gruppi CERT esterni, identificano e prevengono le infezioni, mantengono un’immagine “GOLD” di sistemi e configurazioni, mantengono una strategia di backup completa e forniscono un mezzo per monitorarne l’efficacia.
3. Adottare processi di backup e Data Recovery (DR). Non basta fare affidamento esclusivamente su snapshot o backup di replica. I dati dei processi di backup potrebbero essere facilmente crittografati e danneggiati se non vengono memorizzati in modo sicuro, fuori dalla portata di un attacco ransomware. Se i processi o i vendor coinvolti non offrono protezione contro il ransomware affrontando un’archiviazione corretta dei dati, allora il piano di backup è in grave pericolo!
4. Educare i dipendenti sui pericoli del ransomware e sul modo di proteggere gli endpoint. Istruire il personale su tutte le best practice di DR e sicurezza dei dati per integrare la protezione dei dati presenti sugli endpoint all’interno del programma complessivo di sicurezza delle informazioni. La maggior parte delle violazioni derivano da errori commessi in buona fede.
Valutare l’attuale preparazione ad affrontare minacce ransomware e applicare questi passaggi chiave farà in modo che l’organizzazione stia facendo tutto il possibile per evitare di trasformare le conseguenze a lungo termine degli attacchi ransomware da semplice possibilità a dura realtà. Nel caso in cui si venisse colpiti, l’obiettivo diventa quello di ridurre al minimo le conseguenze e recuperare velocemente dati e operatività.

È necessario proteggere i dati degli endpoint in modo da ridurre il rischio di perdita dei dati, preferibilmente tramite una soluzione semplice e unificata, che protegga l’ambiente IT ibrido e i numerosi endpoint presenti in azienda. Le migliori soluzioni coprono gli utenti finali con tanto di protezione dei dati, sicurezza e maggiore visibilità sui dati aziendali – indifferentemente archiviati su computer portatili, desktop o servizi di file sharing basati su cloud. L’obiettivo è quello di mantenere il controllo, con funzionalità complete di backup e ricerca di file e cartelle – anche nel caso in cui siano esterni al data center – e contribuire a proteggere dalla perdita di dati derivante da attacchi malware e ransomware, come quelli che abbiamo visto in questi giorni.

Eliminare costi e complessità da backup e recovery

Vincenzo Costantino, EMEA South Technical Services Director, Commvault

Il tasso di crescita e diversificazione all’interno degli ambienti di business sta portando a un aumento esplosivo dei dati e alla creazione di data silos, che a loro volta generano problemi legati alla gestione di infrastrutture complesse pur dovendo comprimere costi in espansione. Al tempo stesso, molte aziende si sentono in dovere di migrare applicazioni e dati sul cloud, in linea con i trend attuali. Tuttavia è necessario continuare a garantire sicurezza, accessibilità e funzionalità. Come quindi essere sicuri di prendere le migliori decisioni di backup and recovery per il business, pur continuando a proteggere – e ad abilitare un facile accesso – a tutti i dati nel data centre?

Sono tre le considerazioni chiave da tenere a mente:
1. Valutare le esigenze di business per il backup.
E’ facile giustificare l’adozione – o la sostituzione – di una soluzione di backup. Tuttavia è necessario valutare che cosa significa per il business. Scegliere una soluzione di storage e backup è molto di più che avere un posto per spostare e recuperare i dati; si tratta di capire quali sono i vantaggi per il business. Le imprese devono pensare a esigenze e obiettivi quando valutano l’uso dei dati e, di conseguenza, come archiviarli.

Le imprese oggi fanno molto di più che archiviare i dati. Li usano attivamente, recuperandoli e modificandoli costantemente. Il data storage deve quindi essere più di un backup a lungo termine, ma un vero e proprio sistema di archiviazione che offre altre funzionalità quali data management e classificazione. Nonostante i costi dello storage stiano diminuendo, è sempre dispendioso archiviare dati che non hanno alcun utilizzo. Disporre di funzionalità di data management, archiving e classificazione nella soluzione di backup e recovery garantisce che i dati archiviati non occupino solo spazio, ma siano accessibili, utili e utilizzabili a vantaggio dell’organizzazione.

2. Cercare il valore.
Le soluzioni di backup e storage oggi disponibili sono molte. Il prezzo per Gigabyte (GB) è in diminuzione, ma spesso non c’è alcun valore aggiunto. L’avvento del Cloud offre la possibilità di archiviare, accedere e utilizzare i dati e le aziende possono scegliere il service provider, o più provider, per il backup and recovery, quale infrastruttura acquistare o noleggiare e come pagarla. Hanno l’opzione della flessibilità in termini di data movement e workload portability.

Sono queste – flessibilità, portabilità e agilità – le caratteristiche che aggiungono valore alla soluzione di backup and recovery e, di conseguenza al business.

3. Non optare per soluzioni one-size-fits-all.
Le soluzioni di backup and recovery one-size-fits-all potrebbero sembrare la risposta ideale ma, per avere l’agilità necessaria per gestire la crescita dei dati, è meglio guardare altrove. Le imprese devono pensare in modo intelligente e utilizzare i dati per orchestrare diverse tecniche che soddisfano esigenze differenti nel data centre.

Per semplificare data storage e management, in linea con la loro strategia dati, le imprese dovrebbero scegliere una piattaforma che si focalizza su agilità e integrazione, pur amministrando la crescita con facilità.

Una piattaforma che si basa su metodologie e tecniche per la protezione e la gestione dei dati è efficiente in termini di storing e management, ma anche di tracking, duplicazione e diritti di accesso. Integra le soluzioni soddisfacendo le esigenze degli ambienti e degli obiettivi individuali, oltre ad applicare nuove dimensioni e casi d’uso all’importanza dei dati all’interno dell’azienda, senza richiedere nuova infrastruttura.

In sostanza, le soluzioni di data backup e recovery devono offrire più che un mero archivio di dati. Le imprese devono estrarre il massimo da esse e collaborare con un partner che possa fornsire tale valore, soprattutto oggi in un’economia in cui i dati sono sempre più importanti per avere successo.

5 consigli Commvault per il data management (World Backup Day)

Il World Backup Day è un invito a prendere in considerazione la gestione dei dati, proteggendo i propri documenti importanti e incoraggiando chi ci circonda a fare lo stesso.
Commvault ha elaborato 5 consigli di base per aiutare le aziende ad assicurarsi una protezione dei propri dati enterprise aggiornata ed efficace:
1. Scegliere una piattaforma standard di data management: Fare uso di differenti prodotti specifici può essere impegnativo in termini di tempo, ostacolare Service Level Agreement (SLA) e creare rischio aggiuntivo dovuto alla complessità. Quanto sarebbe più semplice ed economico poter contare su una sola piattaforma di data protection, in grado di gestire e monitorare l’intero ambiente aziendale, dalla creazione dei dati fino alla loro dismissione?
2. Affidarsi al cloud, ma con giudizio: Come i fatti di cronaca hanno mostrato recentemente, non è sufficiente mettere tutti i propri dati nel cloud per garantirsi tranquillità. Piuttosto, le organizzazioni devono verificare continuamente che i loro dati siano sempre protetti, e dove vengono custoditi. Quanti sanno dove si trovano i propri dati e quanto tempo ci vuole per recuperarli dal cloud?
3. Ottimizzare la protezione delle applicazioni: Di fronte alla crescita esponenziale di dati e applicazioni, molte organizzazioni trovano difficoltà a garantire la protezione dei loro dati, nel passaggio da ambienti di dev/test alla produzione e all’archiviazione, oltre che ad estrarne contemporaneamente il valore relativo. E se si potessero migliorare le performance applicative, accelerare l’innovazione, ridurre i costi e mantenere sotto controllo le copie dei dati?
4. Proteggere anche le macchine virtuali: Quasi ogni organizzazione oggi ha scelto la virtualizzazione. Se questo ha portato vantaggi significativi, ha anche creato una nuova serie di problematiche. Il moltiplicarsi delle macchine virtuali fa sì che non tutte siano note, e quindi non per forza coperte dalle policy di protezione dei dati. Chi può essere sicuro che tutti i loro attuali hypervisor siano sotto controllo e protetti in termini di dati?
5. Garantire protezione agli endpoint: Il rischio di business legato alla perdita di dati è esponenziale, dall’insoddisfazione del cliente fino a possibili sanzioni amministrative. Quante aziende possono permettersi il costo e la cattiva pubblicità derivante dalla perdita di dati, indipendentemente dal fatto che si trovino nel data center o sugli endpoint?